Libertà – Johnatan Franzen

Due generazioni, i genitori e i loro figli, si confrontano con la sincerità e la violenza che mai erano stati in grado di mostrare prima. I genitori soprattutto, illusi a forza che il loro matrimonio fosse un idillio.

Walter e Patty, i genitori protagonisti, si conoscono all’università. Timido, nerd, Walter riesce a conquistarsi l’attenzione condizionata di Patty, in cerca soprattutto di una tregua da una compagna di stanza insopportabile. I due hanno in comune una famiglia che non li ha mai compresi, sempre confrontati con i loro fratelli e umiliati, delusi nelle loro attese e ignorati nei loro sogni e nelle loro passioni.

I loro figli, Jessica e Joey, scontano il loro matrimonio infelice, il tentativo frustrato di piacersi per anni, le bugie che hanno retto la loro immagine di coppia modello agli occhi dei loro vicini. I ragazzi sono consapevoli di questa pantomima, tanto perfetta perché i due attori la recitano con convinzione e diligenza. Sembrano però avere una sorte migliore, come se il vissuto dei genitori si fosse sedimentato in loro e li avesse messi in guardia dal commettere gli stessi errori; come se avesse voluto difenderli con una scorza permeabile ma con un filtro severissimo.

Tutto quello che succede intorno ai personaggi – e sono tanti – è supportato da una ricchissima cornice di contesto, di passato e di impressioni che tutti suscitano gli uni sugli altri: questa è sia la forza che una piccola debolezza del romanzo, che a volte indugia troppo in qualcosa che non interessa davvero il lettore. Le dissertazioni sulla guerra o le descrizioni particolareggiatissime delle occupazioni di Walter o di Joey caricano di realismo le situazioni e i dialoghi, certo, ma spesso le appesantiscono all’inverosimile.

Nel complesso, Libertà è una piacevole epopea familiare. Una lettura è forse poco per definirlo il “nuovo grande romanzo americano”, come ha fatto la critica di mezzo mondo, ma ci riserviamo il tempo di riprenderlo, a distanza di un po’ di tempo.