La Libreria Solidale- Lib(e)ri in reparto

Lettori e lettrici,

Ci improvvisiamo per un momento “strilloni” da strada per attirare la vostra attenzione su un progetto di solidarietà molto speciale, che siamo orgogliosi di ospitare sul nostro sito.
Spendere altre parole introduttive sarebbe superfluo, se non dannoso, quindi lascio subito la parola alla nostra collaboratrice d’eccezione, che vi spiegherà nel dettaglio cosa vorremmo realizzare.

Salve lettori e collaboratori immaginari,

Mi chiamo Effe e sono una mangiatrice di libri come voi. Mi è stato concesso pYGd9mMfbtE_largequesto spazio (e qualche minuto del vostro tempo) per parlarvi di libri, ma non come si fa solitamente da queste parti. Sono qui per unire la  nostra passione comune ad un atto di donazione che renderebbe la vita di alcune persone meno dura. Queste persone sono delle donne stupende, che stanno rinunciando a tutta la loro vita in cambio di una certezza: portare via loro figlio dall’ospedale. Sto parlando delle mamme dei bambini ricoverati nel Reparto di Onco-Ematologia Pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma.

Le domande, a questo punto, dovrebbero essere tante e per rispondere ho deciso di partire per gradi.

Chi sono? sono una TERAPISTA OCCUPAZIONALE, una figura professionale della riabilitazione poco conosciuta in Italia (purtroppo). La terapia occupazionale è una professione sanitaria dell’area riabilitativa che forma i suoi membri nei corsi di laurea triennale offerti dalla Facoltà di Medicina di diverse università italiane. La parola OCCUPAZIONALE si riferisce alle molteplici occupazioni della vita dell’uomo. Le OCCUPAZIONI sono compiti finalizzati che hanno importanza per chi le svolge, sono fondamentali per costruirel’identità e la vita di un individuo. Occupano le tre sfere della vita: cura del sé, lavoro/studio, hobby/gioco e questo equilibrio è determinante per il benessere di chiunque. Le malattie e le disabilità compromettono questo equilibrio perché interrompono la normalità della via quotidiana; è a questo livello che entrano in gioco i terapisti occupazionali che, aiutando le persone a ritrovare la possibilità di partecipare alle attività desiderate, permettono di migliorare la condizione di malattia e la qualità della vita.

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Cosa faccio? Mi sono laureata a dicembre dopo aver lavorato alla tesi per circa un anno nel Reparto di Onco-Ematologia Pediatrica, dove ho potuto fare terapia ai piccoli pazienti per mantenere le loro capacità evolutive e le loro competenze (il gioco in primis!) al massimo dell’autonomia possibile; da questo faticoso e straordinario lavoro è stato possibile vedere come l’intervento della TO potesse aiutare il bambino ad elaborare l’ansia, il dolore e la motivazione necessaria per vivere la propria il vita nel modo più normale possibile. Ma, passato l’entusiasmo, ci siamo posti una domanda: e le mamme? Per quelle donne che si annullano come donne/mogli/madri di altri figli/lavoratrici cosa possiamo fare? 

Da questa semplice domanda è stato possibile far partire, lo scorso marzo, il “Progetto Mamme”: due volte a settimana, per un paio d’ore, le mamme si riuniscono in uno spazio comune del reparto per ricominciare a svolgere tutte quelle attività che erano avevano deciso di abbandonare in un cassetto; cucinano, si fanno le unghie, si confrontano sulle più disparate tematiche, prendono un tè, stanno con i mariti, imparano cose che mai avrebbero pensato di fare prima e… leggono.734075_494600827250205_293205459_n_largeSi ritagliano spazio e tempo per loro stesse, senza sapere che questo loro benessere personale contribuirà positivamente anche al bambino.

Perché sono qui? Queste donne, come me e come voi, sono anche lettrici in cerca di un libro. Questo reparto ha
TUTTO per i piccoli pazienti ma poco per l’accoglienza della mamma, libri compresi. Così, abbiamo pensato di chiedervi di donare libro per queste mamme (vostro o nuovo di zecca!), così da poter costruire e riempire “La Libreria delle Mamme”!

 Come attivarvi? Le regole sono semplici: il libro deve essere in buone condizioni igieniche (standard medici); il libro deve essere ben scelto, non pensate minimamente di mandare romanzi con morti, depressi o tematiche del genere… queste donne hanno già abbastanza problemi; il libro dovrà essere spedito ad un indirizzo che verrà fornito a chi si dimostri interessato scrivendo a redazione@lalibreriaimmaginaria.it.

Ultima domanda.. vi ho convinto?