Lettere a Lucilio – Lucio Anneo Seneca

"Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt difficilia."

Lanciarsi nella recensione delle Lettere a Lucilio, dopo che persone come Quintiliano e Montaigne, è una manovra piuttosto avventata. Tuttavia, il valore di quest'opera è così grande che anche smettere di parlarne, a solo 1945 anni dalla sua ultimazione, è sconsiderato. La forza di quest'opera, in gran parte, risiede nella profonda capacità di Seneca di scavare nell'animo umano, ma anche nella sua abilità di richiamare immagini, sentimenti e paure che attanagliano l'uomo. Affermare che tutta la vita di Seneca sia stata cristallina ed elegante, come il suo stile, non è certamente possibile, ma d'altro canto, il suo inserimento nella storia dell'impero, le vicende degli imperatori Claudio e Nerone, gli hanno reso possibile un'analisi dell'uomo che, per la sua profondità, è anticipatrice di molte situazioni che oggi viviamo. La sua sfida alla morte, la sua risoluzione nel vivere fin quando si deve e non fin quando si può, il richiamo ad essere essenziali, coerenti e contenuti, l'invito a "far pace" con noi stessi, accettandoci, per poter porre poi le basi della conquista della Saggezza. Il suo stile, accompagna questo progetto filosofico, costruendosi su di un doppio binario che mette in contatto continuamente l'Io con l'esterno, costruendo una dialettica filosofica e fruendo di una ampia dose di racconti di vita quotidiana. Queste 124 epistole si rendono una testimonianza importante della storia dell'uomo e del suo dialogo con l'esistenza e con l'esistente. Un'opera che è dunque da leggere, col giusto tempo, con la dovuta pazienza e con tutta l'attenzione che il Filosofo richiede.