Le uova fatali – Michail Bulgakov

Nel 1924 Michail Bulgakov (Kiev, 1891 – Mosca, 1940), autore in seguito del capolavoro Il Maestro e Margherita, scriveva un racconto fantascientifico dal titolo Le uova fatali (Роковые яйца), pubblicato l’anno successivo. Gli spaventosi eventi narrati costituiscono una feroce satira politica contro il regime comunista sovietico e per questo il racconto venne osteggiato nella sua diffusione, in patria e all’estero: un pieno recupero è avvenuto solo a partire dagli anni ’50 e ’60.

Uno scienziato di nome Pérsikov scopre per caso un raggio rosso, capace di far sviluppare in maniera molto più rapida e in dimensioni maggiori gli esseri viventi; si rende anche conto, però, che le creature cresciute sotto l’azione del raggio presentano un’accentuata aggressività. Un avido e ambizioso burocrate del regime pretende e ottiene di applicare il raggio a uova di polli, per rimediare ad una misteriosa moria di questi animali che sta affamando la popolazione; purtroppo, però, a causa di un disguido, vengono generati mostri giganteschi e molto aggressivi che provocano terrore e stragi senza che neppure l’esercito possa fermarli. La soluzione arriverà da un evento atmosferico straordinario.

Il racconto è ambientato in un futuro molto prossimo, tra il 1928 e il 1929, e vuole mostrare come l’avidità e l’ignoranza insieme possano causare tragedie spaventose; come la scienza, sottratta agli scienziati e gestita da incompetenti ambiziosi e spregiudicati, diventi un’arma di distruzione incontrollabile.le-uova-fatali-michail-afanasevic-bulgakov-L-SXgAKp

Bulgakov non sostenne mai il regime comunista e a partire da un certo momento fu guardato con sospetto da Stalin, tanto che gli fu impedito di compiere viaggi all’estero e di pubblicare le proprie opere. L’obiettivo della sua critica sottile e spietata era proprio il regime, e questo fu compreso chiaramente.

Tuttavia il messaggio delle Uova fatali può dirsi ancora attuale, anche in contesti politici e culturali differenti. Dovrebbe spingere ad una riflessione sul valore e sul significato della ricerca scientifica: su quanto sia prezioso il lavoro degli uomini di scienza e di come però sia facile rivolgerlo in distruzione, se la ricerca non è sostenuta da una profonda cultura umanistica e da un’etica salda.

Sono temi difficili e dolorosi, in particolare in questo inizio di terzo millennio, figlio della rivoluzione copernicana ma anche del nucleare; in questo XXI secolo in cui la ricerca scientifica è più che mai subordinata agli interessi di multinazionali e governi ambiziosi (quando non folli) e rischia di perdere di vista il fine ultimo e unico: il miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità. Il discorso è tanto più difficile perché l’etica è un terreno per sua natura fluido, i punti di riferimento mutano nello spazio e nel tempo e anche su valori sui quali l’accordo potrebbe sembrare ovvio, semplicemente scontato, le posizioni possono essere assai distanti. Tuttavia, trascurare del tutto di porsi questi interrogativi avrà conseguenze certamente nefaste.