Le tredici – Susie Moloney

Ma cosa accade agli scrittori moderni? Perché diamine non riescono più a tirar fuori belle storie dai loro cilindri?
Le storie dichiaratamente di magia, poi, così prive di essa.

Cercavo un racconto per Halloween –ve l’ho detto che mi piace leggere a tema!- e l’anno scorso, a novembre, mi è capitato di trovare questo titolo su uno dei tanti blog letterari che seguo. Però -dannazione-, era appunto novembre. Quindi l’ho preso e l’ho tenuto in caldo sullo scaffale fino al momento giusto. Diciamo pure che me l’ero proprio dimenticato, tra tutti i libri che ho comprato nel frattempo, ma appena l’ho intravisto nella libreria, l’ho tirato giù e l’ho aperto.

Paula è una ragazza madre, con una bambina di dodici anni, Rowan, costretta ad addormentarsi la sera senza la sua mamma, occupata a lavorare come cameriera in un night club. Se la passano male, non c’è che dire: vivono da sole in città, senza che Rowan sappia niente di suo padre, e senza alcun aiuto da parte della famiglia materna. Audra, la cara nonna, ha sbattuto sua figlia fuori di casa a sedici anni, dopo aver saputo che era incinta. Tra di loro non ci sono contatti. Sembra che Audra voglia tenere figlia e nipote assolutamente fuori dalla propria vita, che si svolge in una bel quartiere residenziale, con villette perfettamente schierate le une accanto alle altre, con un bel gruppo di amiche di vecchia data a dare un senso ai suoi giorni.
Tuttavia, Audra sembra aver fatto male i suoi conti, perché si ammala –fatalità o casualità?- e Izzy, la sua più cara amica, è costretta ad informare Paula, che fa subito i bagagli e torna a casa.
E così, dopo dodici anni, eccola di nuovo a Haven Woods, che, con la sua apparente perfezione, cela le stranezze e i dettagli inquietanti del luogo. Chi sono le dodici signore che sembrano ruotare intorno alla vita di sua madre? E perché all’ospedale non riceve notizie sulla malattia di Audra? A quale destino andranno incontro mamma e figlia? Fortuna che arriva una vecchia conoscenza maschile a rischiarare il loro oscuro e cupo soggiorno in periferia…

Ecco, la trama così come ve l’ho raccontata, è pure troppo invitante. Mi rifiuto di essere ingannevole come quel maledetto trafiletto di copertina che racconta questa storia come l’ottava meraviglia del mondo! La scrittura è banale, della serie “Chiunque può scrivere un libro”; la trama è inesistente, perché, di fatto, non succede poi così tanto di speciale, come mi volevano far credere l’autrice e la casa editrice. Che poi, a proposito di casa editrice… a volte i pregiudizi sono assolutamente fondati: non avrei mai dovuto comprare un libro della Giunti, per cui non fatelo nemmeno voi. Tra l’altro, un prezzo spropositato per una storia che davvero, non vale niente. Non riesco a trovare una nota positiva in questo romanzo, nemmeno con tutta la buona volontà e nemmeno con lo spirito di Halloween che comincia ad aleggiare nell’aria…
Insomma, se volete un buon racconto a tema, NON comprate “Le tredici”, ma optate per un classico, sicuramente più avvincente di questi romanzi moderni. E perché no, provate proprio “Il mistero di Sleepy Hollow”, di Washington Irving: quella sì che è una storia di Halloween.