Le assaggiatrici, Rosella Postorino

Siamo in Germania durante la seconda guerra mondiale. La nazione è impegnata sul difficile fronte sovietico, gli uomini combattono, le donne restano sole, le città si svuotano. In un momento così delicato, Hitler, al riparo in una fortezza nei boschi, teme che qualcuno lo avveleni. Un gruppo di donne viene impiegato per assaggiare preventivamente il cibo destinato al Fuhrer. Non è possibile rifiutarsi ma, a parte il rischio, il cibo è ottimo e abbondante e la paga è buona, considerando le difficoltà delle famiglie private di mariti e figli. Ecco che un gruppo eterogeneo di donne si ritrova a condividere la stessa mensa.

Protagonista principale di questa vicenda è Rose, che ne incarna l’insita alienazione: originaria di Berlino, si ritrova a casa dei suoceri, in un paesino di campagna dove non conosce nessuno, mentre il marito dal fronte le scrive lettere restie e censurate dall’esercito stesso perché non filtri l’assurdità della guerra.

Il romanzo, basato su un gruppo di assaggiatrici realmente esistito, parte con una ricostruzione storica verosimile che ci immerge nella gabbia dorata delle protagoniste dai vari caratteri: l’ingenua, la sfrontata, la misteriosa, le Invasate. A circa un terzo, la narrazione perde di slancio inserendo una storia d’amore, necessaria però all’autrice per svelare più avanti alcuni punti oscuri, e per mostrare i dubbi e le fragilità di Rose nella difficile situazione in cui si trova suo malgrado: di chi può fidarsi? è possibile trovare, nell’ostilità manifesta, amicizia e amore sinceri? o la sua è solo una disperata necessità di sopravvivere? Sentirsi desiderati, a costo di tradire i propri cari o anche se stessi?

Scritto abilmente, tra Il racconto dell’ancella della Atwood ed Espiazione di McEwan, una lettura più idonea a chi gradisce introspezione e sentimenti, meno se si cerca solo la precisa ricostruzione storica ma comunque molto valida.