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L’anno della lepre – Arto Paasilinna

Quando la calura estiva incalza e le vacanze sono ancora un miraggio, non c’è nulla di meglio di un libro ambientato in Finlandia, e in particolare in quelle fredde regioni della Lapponia dove ad agosto cade già la prima neve. Complice anche una copertina naïf in cui prevale un bel colore di verde brillante, la mia prima lettura estiva del 2017 è un romanzo di Arto Paasilinna (Kittilä,1942) intitolato L’anno della lepre (Jäniksen vuosi, 1975).

Vatanen è un giornalista quarantenne cinico e insoddisfatto. Quando in una notte d’estate l’auto su cui viaggia insieme ad un collega fotografo investe una lepre, Vatanen si precipita a soccorrere l’animale ferito e fa perdere le proprie tracce, abbandonando famiglia e lavoro. Cominciano così le grottesche avventure dell’uomo e della sua inseparabile lepre attraverso la Finlandia (con uno sconfinamento involontario in Unione Sovietica).

Il romanzo propone temi che torneranno anche in romanzi successivi dell’autore, come Il figlio del dio del tuono e Piccoli suicidi tra amici: l’insoddisfazione e la strisciante infelicità, a cui si reagisce con un colpo di testa un po’ folle che spezza le catene di una quotidianità banale e avvilente. È presente inoltre anche un altro tema ricorrente nelle opere dello scrittore: la ricerca di una dimensione più autentica a contatto con la natura, rifiutando schemi e ritmi della civiltà. Tutti questi motivi narrativi e ideali sono peraltro in sintonia con l’ispirazione dei movimenti di ribellione che attraversavano l’Occidente negli stessi anni ’70 in cui il libro è stato pubblicato.

Non mancano tocchi felici, degni del migliore umorismo dell’autore finlandese: la trovata più curiosa, perfino geniale, è certamente quella del presunto complotto politico che coinvolgerebbe addirittura il presidente Kekkonen. Il romanzo si legge piacevolmente e mantiene un buon ritmo fino alla conclusione (non a caso ne sono stati tratti due film, uno nel 1977 e uno nel 2006) e in patria è considerato libro-culto. Complessivamente però si rivela meno efficace rispetto ai romanzi successivi: nonostante le trovate comiche e dissacranti che non risparmiano Chiesa e Stato, è più cupo e a tratti perfino sgradevole.

Rispetto a certi umori depressi e deprimenti, la reazione nell’Anno della lepre appare piuttosto incerta e rabbiosa. Successivamente i toni della narrativa di Paasilinna diventeranno più distesi, segno di un equilibrio più sano che lo scrittore deve aver trovato con gli anni. E forse, con lui, anche la Finlandia, tormentata per decenni dalla piaga dei suicidi e che solo in tempi recenti ha fatto registrare un’inversione di tendenza.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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