L’anno dei dodici inverni – Tullio Avoledo & La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger

Ho comprato questo libro dopo aver letto su aNobii che aveva molta affinità con La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger, in assoluto uno dei migliori romanzi contemporanei che io abbia mai letto per qualità della storia, originalità, caratterizzazione dei personaggi e densità di sentimenti (diventato poi anche un film, in Italia L’amore all’improvviso).

Così, armata di buone intenzioni ho iniziato la lettura de L’anno dei dodici inverni dell’italianissimo Tullio Avoledo a differenza della statunitense Niffenegger.

Il libro mi incuriosiva già dal titolo e, nelle settimane precedenti alla lettura, continuavo a fare congetture sul possibile significato di quel titolo. Ovviamente, seguendo la politica no spoiler di questo blog, non vi rivelerò nulla se non che qualsiasi mia supposizione era sbagliata.

Ma torniamo al libro di Avoledo: la storia è divisa in tre parti che sono divise a loro volta in capitoli che seguono la storia in maniera cronologica e in altri che, invece, sono ricordi, flashback di un personaggio del quale scopriremo l’identità solo verso la fine della storia.

Tutto questo articolarsi della trama, a mio parere, sfilaccia la storia disperdendone le emozioni e raffreddando i sentimenti del lettore che non riesce mai veramente ad affezionarsi a questi personaggi che l’autore tenta in tutti i modi di renderci familiari.
Ogni tanto, in qualche libro, ritrovo la morale come nelle favole (e in fondo, questo romanzo come potrebbe essere classificato?) e L’anno dei dodici inverni ne ha una ben chiara: cambiare il passato si può (?) ma niente viene per niente e così, per una vita che viene rincanalata per volere del protagonista, i ricordi, i suoi ricordi più belli, verranno cancellati da una realtà che lui stesso ha creato. Il male minore, dunque.

Indubbi sono i richiami con La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (pubblicato nel 2003 a differenza del romanzo di Avoledo del 2009): in entrambi i romanzi esiste la possibilità di penetrare le barriere temporali o a causa di un gene unico al mondo (Niffenegger) o grazie alle tecnologie di un futuro non troppo distante (Avoledo); in tutti e due romanzi è l’amore la colonna portante della narrazione, il movente di tutte le azioni degli indimenticabili protagonisti.

indexMa ne La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo siamo su un altro livello: il lettore viene continuamente sorpreso a chiedersi “ma come è possibile?” ma nell’istante successivo ha già creduto alle spiegazioni della Niffenegger che parla attraverso personaggi dalla caratura incredibile.

E anche qui esiste forse una morale, più dura ma forse molto più vera: il passato non si cambia, vivi la vita e vivila ora.

Per una recensione completa de La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo cliccate qui.