L’angelo azzurro – Heinrich Mann

"La mia dignità…prendete nota, signori!…appartiene a me solo!"
 
L’angelo azzurro, da cui è stato tratto nel 1930 l’omonimo e ormai storico film con Marlene Dietrich, è un romanzo scorrevole, tagliente e intenso, scritto da Heinrich Mann negli anni Venti.

Il titolo originale del libro è in realtà Professor Unrath, dal nome dello sfortunato protagonista; data la fama ottenuta dal film, però, a lungo andare anche il romanzo ha acquisito il titolo della sua trasposizione cinematografica.
La storia ci racconta la vita di un piccolo professore tedesco di mezza età, impacciato e bistrattato dagli studenti, ma comunque dignitoso e rispettato dai suoi superiori per la sua lunga carriera nella scuola. Un giorno, per un insieme di eventi concatenati, conosce Rosa Frolich, ballerina di varietà in un club per signori. Da quel preciso momento, la vita del professore non è più la stessa e viene attirato senza scampo in una spirale di disperazione e autodistruzione, alla quale sarà difficile sfuggire.
Rosa è bella come il retro polveroso e trasandato delle boutique più luminose e splendenti, come la luce fioca dei lampioni che stanno per spegnersi al finire della notte, come le lacrime mischiate al rimmel che si asciugano su un fazzoletto di tela.
Rosa è bella come tutte le cose che fanno male, le cose avute e poi perse, o quelle che non si sono avute mai, solo guardate da lontano. È bella come il diritto di essere incoerenti, come la malinconia, come le gocce di pioggia su una finestra sporca. 
Un fascino miserabile e fragile, una figura femminile subdola che implora a gran voce di essere salvata da se stessa:
il Professor Unrath per lei mette in gioco tutto se stesso, tutta la sua vita precedente ordinaria e rispettabile e noiosa, e poi perde ogni cosa. Ma ha davvero perso, alla fine?
 
Non credo di aver capito fino in fondo il vero messaggio di questo libro; se davvero, come dicono, Mann volesse mandare un messaggio politico e di critica verso la decadenza e la corruzione della sua società. Io ci ho visto poco, di tutta questa negatività. C'è amarezza, certo, c'è rimpianto, c'è follia, c'è disperazione, c'è gioia. C'è forse bisogno d'altro?
So solo che quella che ho letto è decisamente una bella storia, e anche se il suo scopo fosse stato solamente questo, è pienamente riuscito.