L’analista – John Katzenbach

Lo psicanalista è, in genere, quello che dovrebbe aiutare il paziente a risolvere i suoi problemi: sa tutto di lui. I suoi
incubi e desideri, il modo di pensare e tutto ciò che non ammetterebbe mai nemmeno di fronte a se stesso. È comprensibile, allora, che sia disorientato e spaventato quando si trova in una situazione simile a quella dei suoi pazienti, con uno svantaggio: dall’altra parte c’è un potenziale assassino.

Il dottor Starks, l’analista e protagonista, ha perso l’alone di solitudine e riservatezza che lo circondava. Qualcuno che sa tutto di lui, e che minaccia di fare del male a persone che gli sono vicine, lo perseguita: sembra che non ci sia nessun modo di seminarlo, almeno finchè il dottore non smette di essere preda delle proprie emozioni, non analizza lucidamente se stesso e la situazione in cui si ritrova. È in grado di ragionare e agire come un assassino? Essere più attivo di quanto non lo sia nel suo lavoro, dove ascolta e ascolta e spinge gli altri a fare la mossa decisiva? La trama, pur essendo molto intricata, si riesce a seguire e riserva parecchi colpi di scena, alcuni dei quali sono però posticci e abusati: il trauma infantile, insomma, non si decide a morire. La tecnica di scrittura, poi, è simile a quella di molti scrittori thriller, che si prodigano nel descrivere gli stati d’animo del personaggio piuttosto che farlo agire, o magari parlare. Non è più semplice  e gratificante scrivere qualcosa come “X fece questo e disse questo a Y”, piuttosto che sbrodolare “X pensava che se avesse fatto questo e quest’altro, sicuramente Y avrebbe reagito in questo modo. Si sentiva così e così, provava questo e quest’altro…”. Una lettura stimolante, nonostante tutto, e n bell’esercizio per provare a scovare da soli il colpevole.