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L’amore stregone – Alberto Bevilacqua

Circa vent’anni fa scoprii lo scrittore Alberto Bevilacqua (Parma, 1934) attraverso due romanzi che mi emozionarono profondamente: I sensi incantati e il suo seguito Un cuore magico. Quando però passai alla lettura di L’eros, rimasi delusa e disgustata da un testo morboso oltre ogni accettabilità e decisi di non leggere altro di questo autore. Quando recentemente mi sono imbattuta nel romanzo del 2009 L’amore stregone, la trama sul risvolto mi ha convinta ad offrire a Bevilacqua un’altra opportunità. Ma ho sbagliato.

Sara è una bambina che vive con gli zii mentre il padre Tommaso, pianista, porta la sua musica in giro per il mondo e la madre, Marlene, lo accompagna. La grande casa in cui la piccola cresce è un covo di invidie e ipocrisie, ma anche di turbe psichiche e di depravazione ed è in questo ambiente che Sara cresce e scopre, a poco a poco, la propria sessualità. Quando infine il padre ritorna, sfinito, svuotato, abbandonato da Marlene, padre e figlia ritrovano faticosamente il loro rapporto interrotto dalle frequenti assenze di lui; ma l’ombra della madre e la maledizione del suo “amore stregone” incombono. Finché anche tra madre e figlia sarà inevitabile una resa dei conti.

Il romanzo, è doveroso dirlo, non è privo di buoni e anche ottimi spunti: le psicologie contorte e malate di Tommaso, di Marlene, dello zio Samuel, della stessa Sara dimostrano una notevole sensibilità dell’autore ed una pari abilità di scrittore (anche attraverso l’alternarsi delle voci narranti: quella di Sara adulta che rievoca il passato e quella del “narratore” che attinge ai diari di Sara).cover

Quando però – mi si perdoni lo spoiler, ma diversamente non potrei argomentare – si racconta senza ombra di riprovazione morale la scoperta del sesso da parte della piccola Sara attraverso il contatto fisico con un cane oppure si descrive la tensione erotica tra Tommaso e la figlia ormai preadolescente o adolescente (l’età non è mai precisata, ed è un’ulteriore fastidiosa ambiguità), la lettura diventa intollerabile.

Ho dunque ritrovato lo scrittore dell’Eros, sensibile descrittore dell’animo umano e narratore di indubbie capacità (nonostante qualche cedimento al romanzesco nell’accezione negativa del termine, come nel racconto della giovinezza di Marlene, e un ricorso eccessivo a formule arcaiche), privo però del tutto di senso morale: in questo modo la materia erotica viene pervertita.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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4 commenti
  • Effettivamente, leggendo questa tua recensione, mi viene da pensare ancora una volta che senso abbia produrre un testo letterario dove l’unico modo per attrarre il lettore, o un certo tipo di lettore, è la perversione al limite del disumano. Ho sempre pensato che la narrativa affascinante, e che è in grado di donare ai propri lettori immagini, pensieri, evocazioni, e riflessioni, evita come una peste la morbosità e l’immoralità, o quanto meno ne parla si, ma con discrezione: la disumanizzazione della natura umana non è certo una materia di riflessione piacevole per una persona; al massimo puó essere solo uno sfogo delle eventuali turbe psichiche dello scrittore, e non vedo perchè sia giusto che costui ci guadagni pure nel far rivoltare i lettori nei suoi problemi…anche se visto che le case editrici ne pubblicano a valanghe, di queste opere straordinarie, a molti lettori piace purtroppo, evidentemente, ravvoltolarsi in un pó di fango e acqua sporca. Ma io questo non lo chiamerei cultura, nè tanto meno, letteratura.

    • È pur vero che la morale non è un valore assoluto a prescindere da tempi e luoghi. Ci sono però questioni su cui davvero non riesco ad essere relativista: e alcune di esse hanno fin troppo spazio in questo romanzo!

  • E’ una recensione ottima, secondo me. E’ interessante come sei riuscita a scindere le capacità narrative dal testo in sè e per sè, ovvero la storia. Io probabilmente avrei chiuso e sbattutto via il libro (a volte è successo, davvero): non riesco a leggere di questo tipo di morbosità, specialmente se ci sono bambini/ragazzini come parte integrante.

    • Mi ripeto sempre la frase dell’erudito latino Plinio, secondo il quale non esiste un libro tanto brutto che non contenga almeno un elemento positivo per cui valga la pena leggerlo. Così riesco a portare a termine (quasi) tutti i libri che leggo. :) Ciò non toglie che quando una stroncatura ci vuole… ci vuole!

Recensione di D. S.

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