L’amico immaginario – Matthew Dicks

L’amico immaginario (Memories of an imaginary friend) è il terzo romanzo del maestro Matthew Dicks (Woonsocket, 1971); uscito quest’anno è stato già tradotto e diffuso in numerosi Paesi dove sta riscuotendo notevole successo. Personalmente, ho trovato una lettura piacevole, tenera e commovente, che potrebbe offrire una bella sceneggiatura per un lungometraggio per bambini, preferibilmente a cartoni animati. Ma forse le intenzioni dell’autore erano più ambiziose.

Max ha nove anni e soffre di autismo, il che naturalmente lo rende impacciato in molte circostanze e pregiudica i suoi rapporti con le altre persone. L’unico vero amico di Max è Budo, l’amico immaginario che da ben sei anni popola le fantasie del bambino senza abbandonarlo mai. A scuola Max è seguito da insegnanti di sostegno che curano le sue difficoltà particolari: tra queste la signora Patterson, che un giorno lo rapisce. Più che mai disorientato e spaventato, il piccolo rischia di non rivedere mai più la sua casa e la sua famiglia.

La voce narrante della storia è davvero inaspettata: è infatti quella di Budo, l’amico immaginario forse più longevo al mondo. Nella maggior parte dei casi i bambini, una volta che cominciano a frequentare le scuole, tendono a sostituire gli amici immaginari con amici reali e quindi ai primi non resta che scomparire, dissolvendosi senza lasciare traccia (e forse ricordo) di sé; Max però non è un bambino come gli altri e per questo Budo esiste da tanto tempo. Dal canto suo, Budo è molto felice di esistere, di esplorare, di imparare, tanto che approfitta delle notti, quando Max dorme, per uscire in città, spingendosi fino alla stazione di servizio o all’ospedale. Ad un certo punto, però, durante il rapimento di Max, Budo si trova davanti ad una scelta difficile, che riguarda lui stesso oltre che il bambino; per fortuna avrà altri fantasiosi amici immaginari a dargli buoni consigli e un valido aiuto.

Il libro letteralmente si divora, nonostante le quasi 400 pagine, complici una trama piuttosto avvincente, una voce narrante originale, uno stile semplice ma accattivante; ma non è un libro che possa rivolgersi ad un pubblico adulto. Non è insomma, nonostante qualcuno abbia proposto il paragone, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.

Nel romanzo di Matthew Dicks il tema della disabilità è poco più che sfiorato (e in verità la storia avrebbe retto ugualmente se Max fosse stato semplicemente un bambino molto timido); anche le difficoltà dei genitori di Max sono solo accennate. Prevale senz’altro la fiaba avventurosa e toccante.

L’idea è graziosa e se ne potrebbe realizzare, tagliando via solo i pochissimi passaggi più crudi, un bel film che introduca i bambini con la giusta leggerezza al tema della disabilità. Un film dai disegni semplici e dai colori sgargianti, come quelli dei film di D’Alò, che potrebbe incantare, per una sera, anche quegli adulti che ricordano ancora con tenerezza e un pizzico di nostalgia gli amici immaginari della propria infanzia.