Lamento del prepuzio – Shalom Auslander

Che rapporto avete (se ne avete) con religione, divinità, consuetudini, concetto di peccato ecc.?

Siete dei tipi ossequiosi verso il vostro Dio? Oppure ogni tanto vi scappa un “Ma che cavolo, ora me lo spieghi: perché mi fai questo? Ti sto così antipatico, EH???”

Shalom Auslander ci racconta la sua infanzia alle prese con l’istruzione ebraica, nella quale delinea l’idea di un Dio sarcastico e dispettoso: deve quindi pregarlo affinché avveri un suo desiderio (sapendo che Egli farà l’esatto opposto) oppure invocarlo perché non accada (per cui succederebbe, appunto, il contrario)? Un Onnipotente che lo mette continuamente alla prova (cibi non kosher, riviste pornografiche, droga, ecc.). L’impatto con realtà diverse dalla scuola ebraica metterà il fanciullo di fronte alla domanda “Ma com’è che c’è chi vive nel peccato, ma appunto vive e se la spassa, anche???”

C’è chi pensa che l’idea di Dio a volte coincida con il concetto di “padre”, sia in senso metaforico che come riferimento psicologico. In effetti qui le due figure si sovrappongono a tratti: la divinità che si accanisce con il protagonista, il padre che minaccia Shalom e il fratello di spezzargli le braccia per un motivo o per l’altro.

Convinto di essere il prescelto da Dio come vittima dei Suoi capricci/punizioni/vendette, Shalom arriverà a chiederGli di non uccidere la moglie e il figlio che sta per arrivare.

Un romanzo di formazione molto particolare, divertentissimo e, contrariamente alle apparenze, più religioso che mai. A metà strada tra “Full of life” di Fantiana memoria, “Lamento di Portnoy” di Philip Roth (con tanto di psichiatra e problemi sessuali anche qui, benché di diversa natura) e il David Sedaris dei racconti di gioventù, ecco a voi “Lamento del prepuzio”. Mazel tov!