La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Dante – Pierre Antonetti

Prima di passare ad un altro romanzo distopico, peraltro già pronto sul comodino, ho voluto dedicarmi ad un saggio che, tra i tanti esposti sugli scaffali, ha attirato la mia attenzione poiché contiene nel titolo il nome del mio classico prediletto: Dante Alighieri. Benché settecento anni e una gigantesca distanza culturale e ideologica (è perfino banale sottolinearlo) ci separino, il sommo poeta resta per me un autore immortale, che agli albori della nostra letteratura, quando la stessa lingua italiana non aveva ancora una tradizione consolidata alle proprie spalle, è stato capace di dare voce alle eterne domande dell’uomo e di far sentire il respiro dell’universo. Pubblicato per la prima volta in lingua francese (La vie quotidienne à Florence au temps de Dante) nel 1979, il saggio di Pierre Antonetti è stato più volte ristampato e aggiornato, l’ultima volta in questo 2017.

Il libro si apre con una Introduzione e si chiude con le Conclusioni; nel mezzo cinque “parti” dedicate ai diversi aspetti della vita fiorentina al tempo di Dante (seconda metà del XIII – prima metà del XIV secolo, con qualche incursione in epoche precedenti e successive): dall’alimentazione alla famiglia, dalla scuola alla politica, dall’abbigliamento alle festività… nessun aspetto viene tralasciato.

Indubbiamente si tratta di una lettura piuttosto settoriale: per quanto scritto in una forma semplice e accessibile a qualunque lettore, il saggio non potrà che attirare un pubblico piuttosto ristretto. Eppure è un’opera interessante che, se certamente descrive un tempo remoto, può non solo stimolare curiosità sul passato ma anche, benché non sembri questa l’intenzione dell’autore, riflessioni sul presente e sul futuro.

Il professor Antonetti traccia il quadro di una città economicamente e culturalmente vivace, in rapido cambiamento, ma anche contraddittoria, bellicosa e non priva di aspetti critici, come la distanza abissale tra le condizioni economiche dei ceti più poveri e di quelli più benestanti. Procedendo nella lettura, sembra di udire le orazioni infuocate dei predicatori contro il lusso (vetri alle finestre, cuscini…) o contro le mode provocanti (la calza che metteva in evidenza le parti virili del corpo dei notabili o i tacchi altissimi delle dame). Si delineano ai nostri occhi i banchetti luculliani, in particolare quelli nuziali, che vennero limitati a 20 portate (!) da una legge del 1330. Scopriamo che si raccomandava attenzione all’alimentazione dei bambini, ma non delle bambine; che la sudditanza delle donne agli uomini era pressoché totale; che solo l’adulterio femminile era sanzionato; che la donna lavoratrice non era guardata con simpatia dai tradizionalisti e dai moralisti (come Dante stesso). Rivive tra le pagine l’intensa vita diurna della città medievale, che si svolgeva prevalentemente per la strada (lavoro, affari, incontri tra amici, feste popolari), mentre la notte vigeva il coprifuoco. Firenze era una città di cui alcuni lamentavano costumi sessuali troppo liberi, ma in cui gli omosessuali erano condannati a pene durissime fino all’evirazione; in cui predicatori e moralisti si muovevano fianco a fianco di giullari e giocatori d’azzardo nonostante gli anatemi della Chiesa e le sanzioni previste dalla legge; in cui convivevano religiosità, superstizione e scetticismo.

Ci sono Paesi del mondo in cui prevalgono a tutt’oggi gli aspetti oscuri di quello che noi occidentali chiamiamo Medioevo. Ma “rigurgiti” del Medioevo più deteriore caratterizzano anche i nostri Paesi che si definiscono progrediti: superstizione, fanatismo, pregiudizi verso donne, omosessuali, ebrei… Tutto questo andrebbe consegnato definitivamente al passato.

Dalla Firenze medievale sono venuti alcuni degli stimoli più importanti per il progresso culturale italiano e occidentale (laicizzazione del sapere e dell’istruzione, progressi tecnici e scientifici…), ed è in questo solco che dobbiamo muoverci, proseguendo quel cammino.