La valigia di Hana – Karen Levine

Nel marzo 2000 una vecchia valigia arriva in un piccolo museo dell’Olocausto di Tokyo, in Giappone. Sopra qualcuno ha scritto con la vernice bianca:Hana Brady, 16 maggio 1931, orfana.

Chi era Hana? E che cosa le è successo? I bambini in visita fanno mille domande. E Fumiko Ishioka, la giovane curatrice del museo, non sa come rispondere. Così parte per l’Europa, destinazione Praga, sulle tracce di una bambina di tanti anni fa, che possedeva una valigia che è finita ad Aushwitz. Perché? E’ possibile scoprire dopo tanto tempo che cosa è successo a quella bambina?

Un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio attraverso una valigia che porta ad un periodo molto spinoso e terribile. Il libro è piccola perla, è la storia di una bambina, di una famiglia normale che aveva una quotidianità semplice,ma vera. Un libro che si legge in un giorno, sia per la semplicità con cui è stato scritto, sia perché la storia tiene il lettore avviluppato alla storia di questa bimba, che come tanti, svanisce nel nulla. Il libro ha due voci narranti, quella di Fumiko, la curatrice del museo, e quella di Hana che racconta la sua storia.

Un libro che mi ha fatto piangere molto, ci si immedesima in Hana, che viene separata dai genitori e dal suo amato fratello George, l’unico sopravvissuto. In questo libro troverete anche delle foto di Hana, dei suoi genitori, del fratello e ci si rende conto di come la vita ha delle svolte tanto assurde quanto orribili. La osa più bella è che questo libro da la possibilità di conoscere Hana e di non dimenticarla.