La simmetria dei desideri – Eshkol Nevo

Ho scoperto per caso lo scrittore israeliano Eshkol Nevo (Gerusalemme, 1971) quando mi è capitato tra le mani il suo bellissimo Nostalgia. Come spesso mi accade, ho esitato a leggere altro di lui, per il timore che l’incanto non si ripetesse. Infine, mentre acquistavo un’altra copia di Nostalgia da regalare, mi sono decisa a prendere per me La simmetria dei desideri (Mishlà ahat yemina, 2008).

Quattro giovani amici, originari di Haifa ma ormai residenti a Tel Aviv, seguono insieme la finale dei mondiali di calcio del 1998. In quello stesso giorno, su proposta di uno di loro, tutti annotano tre desideri che vorrebbero realizzare nei quattro anni successivi, prima della finale dei mondiali del 2002. Le scelte e le circostanze portano però Amichai, Yoav detto Churchill e Ofir a traguardi diversi da quelli immaginati; e allora tocca a Yuval, voce narrante della storia, ristabilire un’ideale “simmetria dei desideri”.

Amici dai tempi del liceo, i quattro giovani sono molto diversi nel carattere e nell’aspetto fisico: Yuval è il più basso della compagnia, riservato e incline alla malinconia; Amichai ha un corpo solido, occhi color di terra e una macchia sul collo che cerca di nascondere ed è molto legato alla moglie e ai due figli gemelli; Churchill ha la testa larga e i capelli a spazzola, è egocentrico e seduttore; Ofir ha una testa riccioluta e un’irrequietezza che non gli dà pace. Accanto a loro si muovono vari personaggi femminili: la bella e inquieta Yaara contesa tra Yuval e Churchill; la malinconica e innamoratissima moglie di Amichai, Ilana; l’imponente Maria, l’allegra compagna di Ofir. Pur tanto diversi, i quattro amici sono forse davvero le ultime persone a cui importi l’uno dell’altro, in un mondo ormai cinico e violento, come dice Yaara ad un certo punto. Trascorsi i quattro anni, nessuno dei protagonisti, ormai 32enni, sarà più la stessa persona che ha scritto i tre desideri, eppure, nonostante anche dolori profondi e gravi tradimenti, saranno ancora gli amici di sempre.

Eshkol Nevo si conferma uno scrittore capace, come pochi, di descrivere l’animo umano, le sue emozioni, i suoi turbamenti, le sue inquietudini profonde; soprattutto negli ultimi capitoli, i più intensi di tutti, incentrati su Yuval. Tuttavia manca qualcosa, in questo romanzo. Un aspetto tipico della letteratura israeliana che ho frequentato negli ultimi anni (Oz, Grossman, Nevo stesso per la nuova generazione) è il riferimento costante alla situazione politica mediorientale, che rende le  storie assolutamente originali e inconcepibili in un altro contesto; e questo aspetto è molto interessante per il lettore che quella realtà voglia conoscerla sempre meglio, anche attraverso il filtro della buona letteratura. Nella Simmetria dei desideri sono presenti invece solo pochi accenni (uno però, va detto, bello e struggente: «[…] forse, un giorno, quando saremo molto vecchi, qui ci sarà la pace»), tanto che, per la prima volta da anni, un romanzo di uno scrittore israeliano mi sembra che potrebbe essere stato scritto ovunque.

L’amicizia vera, intensa e profonda nonostante il tempo, la distanza fisica e gli eventi, è presentata dal protagonista come una zattera in mezzo al mare, come un oasi nel deserto, una pausa e una consolazione dal male del mondo; più dell’amore. In effetti non si può non condividere questo bisogno di autenticità, di verità, di corrispondenza, di affetto, soprattutto tra le tempeste della storia; tuttavia lo sfondo della vicenda israelo-palestinese, solo silenziosamente presente nel romanzo, fa sentire la sua mancanza a completare e a rendere unico il racconto.