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La sabbia di Léman – Carmine Sorrentino

La sabbia di Léman è un libro stupefacente. Un piccolo gioiello di una purezza irresistibile. Bordeaux Edizioni pubblica l’ultima fatica di Carmine Sorrentino, scrittore e curatore di mostre d’arte.

La delicatezza con cui l’autore espone i dolori e le gioie del protagonista sembra quasi innaturale, a un lettore poco attento potrebbe sembrare priva di energia e passione. Ma questa energia e questa passione ribolle, impalpabile a chi non ne sente l’urto, in sottofondo, nascosta nelle pieghe delle parole, nel susseguirsi delle frasi, mai casuali, sempre dirette a uno scopo, sempre intessute parola per parola per generare emozioni. E l’intento dell’autore, trasmettere sensazioni senza dover ricorrere necessariamente a quello stupore, a quel grido che molti invece adoperano, viene pienamente raggiunto tramite uno stile delicato, soffuso, ma allo stesso tempo tremendamente potente e travolgente. Il protagonista del romanzo esprime la necessità di “spogliarmi di tutto, persino dei miei pensieri più belli, perché la nudità è più seducente dei miei pensieri più belli. Non aspiro a essere uno o due o duemiladue, ma semplicemente un nulla, uno zero, rondo e assoluto”.

La sabbia di Léman è un vero e proprio viaggio introspettivo, grazie al quale il protagonista riporta alla memoria tutte le sofferenze, i momenti in cui il suo animo a poco a poco andava in frantumi, e anche le esperienze di vita che hanno contribuito a creare l’uomo che narra queste emozioni. È proprio tra le sabbie del deserto che il protagonista si riscopre, riportando alla realtà tutti quei frammenti di vita, quegli spezzoni di ricordi che, sommatosi tra loro, hanno portato a quel viaggio interiore, a quel dolore, a quelle emozioni. “Non c’era più niente al mondo che potesse trasformarsi in una lunga asta capace di rendere stabile la passeggiata di noi acrobati della vita sul filo teso sopra l’abisso. Sarei, inesorabilmente, caduto anch’io, tirato giù, come la foglia secca da una forza invisibile”.16145137_10154901966269890_78608473_o

Insieme a lui un compagno di viaggio fortuito, che si rivelerà più una guida, un saggio in grado di aiutare e sostenere questo viaggio personale e benefico, più che un completo sconosciuto, ruolo che in realtà dovrebbe avere. Un compagno che viene così descritto: “lui, però, oltre che musulmano, è anche figlio di un disegnatore per antonomasia, il vento che, nel suo mondo di dune, è il maestro di forme singolari e straordinarie”. Amin esprime una saggezza sottile, derivante da una mentalità e da una cultura completamente differente rispetto a quella occidentale. Molti dei dialoghi e delle risposte di Amin appaiono lucenti come fari nel buio, carichi di energia e passione: “– hai mai avuto paura? – gli chiedo senza imbarazzo. Ci pensa un po’ su prima di darmi una risposta. – no, non è nella mia natura. Però temo ciò che può ingannarmi, ciò che improvvisamente può cambiare il corso del mio destino o semplicemente ciò che può imprigionare i miei sogni”.

C’è una leggenda legata al Lago di Léman, il luogo che ospita questa splendida storia. È grazie a Sebastien, un fantasma di felicità nel cuore del protagonista, che egli scopre questa leggenda: nel 563 il lago di Léman fu colpito da una catastrofica e gigantesca onda anomala, chiamata Tauredunum. Anomala soprattutto perché generata all’interno di un lago. Distrusse tutto ciò che c’era sul suo cammino, fino ad arrivare a Ginevra. Un mistero vero e proprio, dal quale Sebastien era rimasto incredibilmente affascinato.

Un libro ricco di poesia, di amore, di delicatezza. Di emozioni nascoste e taciute, con le quali, si sa, prima o poi bisogna fare i conti per poter liberare l’anima dai pesi che si porta dietro. E poter vivere meglio, riscoprire se stessi, magari riuscire anche a raddrizzare i lati negativi del carattere, migliorare e ritornare a sorridere. Un libro travolgente e passionale, che non manca di stupire il lettore e regalare una miriade di sensazioni differenti. A volte è necessario isolarsi, allontanarsi da tutto e tutti per ritrovare se stessi. Questo libro è l’esempio di come, invece, noi uomini abbiamo sempre e comunque bisogno di non sentirci soli, di essere qualcuno con qualcuno, qualcuno per qualcuno. Un libro che testimonia lo smarrimento di un uomo che ha bisogno di perdersi, per poter ritrovare se stesso: “insomma, in cuor mio, smarrirmi ha sempre rappresentato la recondita condizione di incontrare il sorprendente, l’inaspettato o più semplicemente la possibilità di rivedere il mondo ancora con innocenza”.

 

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Recensione di
Federica Bruno

Lettrice affiatata, non riesco a smettere di scrivere, scrivere, scrivere. Amo i libri gialli, l'ironia e la parmigiana di melanzane.

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