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La pensione Eva – Andrea Camilleri

Si legge in un soffio questa storia “inqualificabile” di Andrea Camilleri. È l’Autore stesso che la definisce inqualificabile nella nota alla fine del romanzo. “Fortunatamente inqualificabile”. Non è un racconto storico, anche se pregno di storia mista a fantasia, non è un racconto poliziesco; è forse una storia di formazione, quella del giovane Nenè, a partire dagli otto anni, quando sogna di andare alla Pensione Eva, dove “i màscoli si possono affittare fìmmine nude” fino alla maggiore età, passando per la devastazione della guerra.
All’esperienza della frequentazione della Pensione Eva (luogo mitico e allo stesso tempo realmente esistito) dove Nenè ancora minorenne si reca in visita “di cortesia” ogni lunedì, giorno di chiusura, “per capire qualiche cosa di lu munno, di la vita” si aggiungono una miriade di storie, di luoghi, di odori: lo “sciàuro” (mentuccia, cannella, chiodi di garofano, zagara), il “feto” di disinfettante (il permanganato) e anche quello di cadaveri e della morte. Non è solo una storia di formazione, è una carrellata di personaggi, come i  frequentatori della Pensione Eva,  e poi gli amici di Nenè, Ciccio e Jacolino, la cugina Angela e il gioco del dottore e dell’infermiera,  le ragazze della pensione, compresa la “Signura” ex professoressa di latino e greco radiata dalle scuole e che dava ripetizioni al figlio del gestore.

Andrea Camilleri nel raccontare con la maestria del cantastorie e la sua originalità più di ogni altro sa rendere omaggio alla figura femminile. Una storia solo in apparenza semplice, ma ricca di spessore, di emozioni, di insegnamenti. È il desiderio di Nenè di conoscere  (e non solo la sua iniziazione sessuale) che fa da filo conduttore, con la capacità dell’Autore di renderci tutto così lieve, come “la trapezista che fa il triplo salto mortale con il sorriso e la leggerezza e non fa vedere la fatica dell’allenamento”.

E oggi siamo fortunati di poter leggere questa storia in una nuova edizione Sellerio, cui si aggiunge un’intervista all’Autore di Antonio D’Orrico, apparsa sul “Corriere della Sera Magazine” il 12 gennaio 2006. Se volessi descrivere come mi ha lasciata questo libro, ruberei le parole all’intervistatore “io non sono perplesso, sono sgomento davanti alla sua arte”. Di mio però posso aggiungere che il tempo mi sta rendendo più selettiva nelle mie letture e che non trovavo un libro degno di essere condiviso da un bel po’… E i libri di Andrea Camilleri fortunatamente sono sempre una medicina.

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Recensione di
Miriam Caputo

Sono una divoratrice di libri, che ama la scrittura. Mi piace raccontare le storie che ho letto, ma anche inventarne di nuove e creare personaggi. Mi rispecchio in questa frase:
"Io voglio essere la trapezista, che fa il triplo salto mortale con il sorriso, la leggerezza, e non fa vedere la fatica dell'allenamento, perché altrimenti rovinerebbe il tuo godimento di lettore. Io voglio essere la trapezista e nulla voglio trasmettere della fatica del mio scrivere"
(Andrea Camilleri).

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