La Natura Esposta – Erri De Luca

Sono tornata ad Erri De Luca dopo alcuni anni con un racconto che l’autore ha definito “teologico” giacché escludere dalla propria esperienza l’intervento divino non significa escluderla anche da quella degli altri: così scrive l’autore nella “Premessa”. Il titolo, il cui significato si intende solo con la lettura, è La Natura Esposta e rappresenta il ritorno alla scrittura di De Luca nel 2016 dopo le vicende giudiziarie legate al suo impegno contro la TAV. Stando ancora a ciò che dichiara lo scrittore nella “Premessa”, il libro è nato da una chiacchierata tra amici.

In un paesino di confine sulle Alpi, un uomo non più giovane organizza, insieme a due compaesani, attraversamenti illegali di immigrati. Quando un giornalista rivela che, una volta arrivati oltre confine, lui restituisce il denaro ai migranti, le luci della ribalta si accendono su una comunità piccola e dimenticata. Costretto a lasciare il paese per aver danneggiato il “commercio” degli attraversamenti, il protagonista si trasferisce in una città di mare dove, capitato in una chiesa, gli viene offerto di restaurare un crocifisso realizzato agli inizi del Novecento. Per lui, che ha sempre praticato la scultura con grande passione (e senza ambizioni), questo lavoro diventa una sfida artistica ma anche un’occasione di ripensare al proprio passato, alle proprie scelte e al rapporto con la fede.

Nel breve racconto confluiscono più fili narrativi: quello relativo alla questione dei migranti (per la quale De Luca ha grande interesse e sensibilità: basta ricordare la sua bellissima “preghiera laica” Mare nostro), quello che intreccia arte e fede, ed una vicenda erotica che in effetti non si comprende a pieno e perciò lascia perplessi.

Il lavoro intorno al Crocifisso impegna e coinvolge lo scultore anima e corpo ed è seguito e in vario modo condiviso dal protagonista col prete della chiesa in cui l’opera è collocata (un sacerdote venuto dal Sudamerica), un rabbino e un operaio musulmano immigrato. In questo modo i due temi fondamentali del racconto si intrecciano strettamente in un’esperienza di arte e di fede che scavalca i confini (oggi sempre più spesso muri) che dividono popoli e religioni e che dimostra che infine ciò che condividiamo in quanto uomini alla ricerca di risposte è più profondo e sostanziale di ciò che ci distingue nel cammino particolare intrapreso.

È giusto condurre oltre confine dei clandestini, seppure senza estorcere loro denaro? È accettabile un Cristo crocifisso completamente nudo, con la sua “natura” esposta senza veli nell’ultimo guizzo della vita che si spegne? Il racconto ci lascia con questi interrogativi che investono la politica, la coscienza, la morale, la fede, l’arte e a cui lo scrittore ha risposto con due pieni, inequivocabili, “sì”.