La meccanica del cuore – Mathias Malzieu

Ahhh. (Sospiro malinconico).
Già, è questa la sensazione che ti lascia questo libro, arrivati all’ultima riga dell’ultima pagina.

E questa volta la copertina è stata decisamente all’altezza della storia.
La Feltrinelli ha preso l’abitudine di pubblicare queste storie di autori emergenti con delle copertine colorate accattivanti e insolite, e ho cominciato a comprarle dai Funeracconti.
Così, anche se con una lunghissima lista in mano piena di titoli da comprare, aggirandomi per la libreria vedo questa copertina Chagalliana che rapisce.

Leggo la trama, un ragazzo che nasce nella notte più fredda del mondo a Edimburgo con un problema al cuore, che gli viene riparato sostituendolo con un vecchio orologio a cucù (un’immagine molto steampunk!), a cui viene assolutissimamente vietato amare, divieto che viene scritto su una lavagnetta appesa sopra al suo letto:

“Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai.”

Naturalmente si sa che il modo migliore per indurre qualcuno a fare qualcosa è proprio vietarlo, e Jack non è immune da questa bramosia di infrangere le regole, pur essendo un bambino diverso dagli altri. Così, quando a 10 anni per la prima volta esce dalla casa sulla montagna in compagnia della sua levatrice, la vecchia strega, segna il suo destino, incrociando lo sguardo di una piccola cantante andalusa.

Questo è l’incipit di una mirabolante avventura nella quale il piccolo Jack si ritroverà ad incontrare personaggi di ogni tipo nel suo pazzo viaggio attraverso mezza Europa, fin a trovarsi anche di fronte al suo omonimo squartatore.

Il racconto di Mathias Malzieu è una storia costruita da parole e immagini, in cui il ticchettio del cuore del ragazzo accompagna la lettura per tutte le pagine che compongono il libro. Uno stile di scrittura che ricorda una bacchetta magica, delicato e pieno delle sfumature di un sogno. Lo scrittore racconta una storia di “stregoneria rosa”, ma in modo assolutamente anticonvenzionale, sbatacchiando il lettore tra le lancette e i meccanismi di un cuore malandato, che non riescono a filtrare le emozioni come fanno i cuori normali.

E poi, come non si può provare simpatia per un bambino che la prima volta che si affaccia al mondo e sente i rintocchi dell’orologio di un campanile, domanda ingenuamente: “E’ mio padre quello?”.