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La mano – Henning Mankell

Al terzo tentativo ho finalmente trovato un libro breve e non impegnativo, ma che intrattiene senza deludere fino alla conclusione. L’autore Henning Mankell (Stoccolma, 1948 – Göteborg 2015), in effetti, lo conoscevo già e mi aveva convinta con Assassino senza volto. Questa volta ho scelto La mano (Handen, 2013), il dodicesimo libro che racconta le indagini del commissario Wallander.

È l’autunno del 2002. Kurt Wallander è vicino a realizzare il suo sogno di trasferirsi in campagna, ma lo scheletro di una mano che riemerge dal giardino della casa che il commissario vorrebbe acquistare rimette tutto in discussione. Anche se il caso risale ad un passato lontano e difficile da ricostruire, Wallander non intende ignorarlo: neppure quando la migliore pista d’indagine si rivela un vicolo cieco.

Tra l’inchiesta di Assassino senza volto e questa della Mano sono trascorsi diversi anni: Wallander ha divorziato, il padre non c’è più, la figlia Linda vive e lavora con lui (anche se la conflittualità col genitore resta), nuovi collaboratori circondano il commissario; dal canto suo Wallander comincia a sentirsi vecchio e talvolta rischia di essere risucchiato dall’apatia; ma in realtà conserva ancora la caparbietà di sempre, insieme alla ruvidezza e alla riservatezza.

Nella sua brevità, La mano non consente di arricchire la trama e i personaggi come accade nei romanzi lunghi di Mankell; d’altra parte la sua genesi è diversa: fu scritto per aderire ad una iniziativa olandese per cui chi avesse comprato un poliziesco avrebbe ricevuto un libro in regalo – e quell’omaggio fu appunto La mano. Il libriccino è comunque una lettura piacevole, in cui i personaggi sono tratteggiati in maniera efficace e la trama ben costruita e capace di mantenere viva l’attenzione e la curiosità fino alla fine; e l’autore, mai indifferente alla contemporaneità, non rinuncia ad inserire almeno un accenno polemico: in questo caso, alle scarse risorse di cui dispongono le forze dell’ordine svedesi per le loro investigazioni.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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