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La linea del colore – Igiaba Scego

Anche nel 2020 mi sono iscritta come giudice lettore al Premio Napoli per la sezione Narrativa. Dei tre romanzi finalisti quello che immediatamente ha attirato la mia attenzione e la mia curiosità è stato La linea del colore (2020) di Igiaba Scego (Roma, 1974). Lo recensisco molto in ritardo perché ho aspettato di leggerlo una seconda volta. In questo libro la scrittrice, nata in Italia da genitori somali immigrati, racconta storie di donne, di schiavitù e di immigrazione, tutti temi che mi stanno profondamente a cuore e che sono, purtroppo, ancora del tutto attuali. Ho votato per questo romanzo e sono stata estremamente felice che abbia vinto.

Nel libro si alternano, tra il prologo e l’epilogo, capitoli indicati con i numeri arabi e capitoli numerati in cifre romane e intitolati invariabilmente Incroci. I primi raccontano la storia di Lafanu Brown: figlia di una nativa Chippewa e di un Haitiano negli Stati Uniti del secondo Ottocento, grazie alla protezione di donne bianche che si battono contro lo schiavismo, Lafanu lascia il suo villaggio e ha l’opportunità di studiare e di viaggiare; il colore della pelle la accompagna come un marchio, condannandola a emarginazione e violenze, tuttavia Lafanu riesce a tracciare la propria strada diventando una pittrice di grande valore; da tempo stabilitasi a Roma, ormai quarantacinquenne, Lafanu viene coinvolta nei disordini successivi alla disfatta di Dogali (1887) e dopo l’incontro con l’affascinante Ulisse decide di scrivere, proprio per lui, la storia della sua vita. I capitoli Incroci raccontano invece di Leila, quarantenne figlia di immigrati somali che vive nella Roma dei giorni nostri; di pelle nera e musulmana, Leila ha subito a sua volta emarginazione e disagio e quando per caso scopre la storia di Lafanu, presa dall’entusiasmo per quella pittrice del passato e al contempo affranta per la sorte della cugina Binti che si è rivolta ai trafficanti per arrivare dalla Somalia in Europa, si impegna ad organizzare una mostra d’arte a Venezia dedicata a Lafanu dando voce intorno a lei a giovani artisti del Sud del Mondo.

Pur senza essere un capolavoro, il romanzo della Scego è piuttosto ben scritto e tiene viva l’attenzione del lettore mentre tocca temi dolorosi e tragici. L’Italia, e Roma in particolare, hanno accolto due straniere di colore a distanza di un secolo e mezzo: la vita di Leila non è stata facile e lei percepisce un’ostilità verso lo straniero nella Roma contemporanea che non c’era nell’Ottocento (soprattutto fino all’Unità d’Italia), quando Lafanu vi trovò il rispetto che negli Stati Uniti non le era mai stato riconosciuto. In ogni caso, allora e oggi e in troppi luoghi, per le donne, ancora di più se di colore, la vita è dura: vale per le due protagoniste come per Lucy, Binti e le tante donne del passato e del presente a cui sono stati spezzati i sogni e straziati i corpi perché la loro diversità e i loro desideri non contavano nulla per chi le circondava. È un libro al femminile, La linea del colore, infatti i personaggi maschili sono pochi e appaiono per lo più fragili e insicuri rispetto a quelli femminili: i drammi della schiavitù di un tempo e dell’immigrazione oggi coinvolgono naturalmente uomini e donne, ma queste pagano spesso il prezzo più alto, perché al disprezzo per il colore della pelle si aggiunge quello per il sesso.

Come la stessa Scego spiega nel Making of del libro, la figura di Lafanu è frutto di invenzione, ma unisce in sé le storie di due donne di colore realmente esistite e che trovarono ottima accoglienza nell’Italia del XIX secolo: una ostetrica, Sarah Parker Remond, e una scultrice, Edmonia Lewis. Ancora alla metà del secolo scorso, come è accaduto ai genitori di Leila (ma anche a quelli di Igiaba) si poteva arrivare in Italia dalla Somalia in aereo, e non attraversando il deserto e il mare in balia di trafficanti senza scrupoli. In questo senso, conclude l’autrice, l’Europa e l’Italia sono cambiate in peggio.

Un libro importante, dunque, scritto da una donna di grande personalità che ha scelto la letteratura (come Lafanu la pittura) per raccontare il dramma di popoli interi. Un libro politico, che svela l’inganno del colonialismo ottocentesco e denuncia gli orrori dell’immigrazione odierna, mettendoci davanti alle nostre responsabilità e anche alla nostra indifferenza.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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