La gemella H – Giorgio Falco

La “Gemella H” è Hilde o Helga? Chi tra le due figlie di Hans Hinner (ancora H) è la protagonista di questo romanzo che parte dall’ascesa nazista in un paesino tedesco, oltrepassa il confine post-bellico e si ritrova in un alberghetto sulla riviera adriatica?

All’inizio nessuna delle due, anzi: è il padre, direttore di un giornale, oggetto della narrazione e soggetto che decide di accodarsi al successo del Terzo Reich per desiderio di successo sociale. Dopo, la fuga in Italia, il reinventarsi una vita, il senso imprenditoriale, un futuro per le figlie, che condurranno due esistenze parallele, un po’ alla “Sliding doors”: cosa sarebbe successo se avessi deciso di studiare/prendere marito/avere dei figli oppure avessi condotto una vita meno conformista?

La scrittura è densa: con poche pennellate descrive stanze, riti, dubbi esistenziali. La lettura di quest’opera Gemella Hpuò essere suddivisa in tre fasi: più difficile all’inizio, forse per la necessità di adattare il proprio ritmo a quello dell’autore; la fase intermedia risulta più scorrevole, magari per un’ambientazione più postmoderna e leggera; una terza fase, infine, in cui tanta carne al fuoco provoca uno smarrimento che ci fa chiedere: di cosa parla questo “La gemella H”? C’è una trama con uno svolgimento che giustifichi la lettura (o la scrittura) di questo romanzo?

La risposta sembrerebbe negativa. Non aspettatevi una storia vera e propria, ma una scrittura cinica, forse auto-indulgente, sicuramente abilissima, che infilza dettagli di vita quotidiana e li rende vivi per poche pagine, a volte anche solo due righe, poi li abbandona all’oblio della Storia, con la S maiuscola. Perché è proprio questo che sembra volerci dire Giorgio Falco: siamo solo esistenze che attraversano le epoche senza lasciare nulla, illudendoci che un figlio, un’auto più bella di quella del vicino, un albergo comprato a buon prezzo, una storia d’amore, possano lasciare il segno – se non nella Storia, nella nostra storia.