La fine del mondo e il paese delle meraviglie – Murakami Haruki

Fin da quando ho aperto questo libro, ho sempre dubitato che ne avrei scritto la recensione. È talmente pesante, che pensavo che la pesantezza me la sarei portata dietro anche descrivendolo a voi. Solo che c’è bisogno di qualche parere negativo, su questo titolo osannato da Anobii, bisogna proprio che qualcuno ne parli con onestà, e quindi do il via al coro dei NO.

Il libro è strutturato in due filoni narrativi. I capitoli dispari sono ambientati a Tokyo, Il Paese delle Meraviglie. Qui, un cibermatico viene contattato da un geniale professore, che gli propone un lavoro strapagato, senza però spiegargli molto. Che questo lavoro lo metterà nei guai, il protagonista lo capisce però troppo tardi, quando ormai non c’è più alcuna possibilità di salvezza.
I capitoli pari si svolgono in una città spettrale, nella quale l’inverno sembra essere una stagione eterna e distruttiva. Siamo alla Fine del Mondo,un posto quasi favolistico, in cui il protagonista diventa il Lettore dei Sogni della città, col compito di leggere i vecchi sogni custoditi nei teschi degli unicorni morti. Già, perché questa città è popolata da queste strane bestie, che cambiano il manto col passare delle stagioni, per poi morire in massa durante l’inverno. Un Guardiano regola la città e i suoi abitanti, fornendo un ruolo a ognuno, un compito per ciascuno.
I due protagonisti sembrano indipendenti l’uno dall’altro, ma è davvero così? O si riuniranno in qualche fantomatico livello dell’universo?

La trama è così intricata, complicata e piena di dettagli che non vi svelo altro.
La scrittura è piacevole durante i capitoli pari –forse perché il mio stile è più congeniale a queste atmosfere assurdamente fantasy, piuttosto che alla fantascienza che regna a Tokyo-, ma insopportabile durante i capitoli dispari: innanzi tutto, sono sempre più lunghi dei pari, quasi l’autore volesse sfinirci a forza di farci ascoltare i ragionamenti contorti astratti e assolutamente INUTILI del protagonista. A tutto questo si aggiunge un pizzico di pensiero filosofico, che in questo caso ha guastato ulteriormente la frittata: pesantezza su pesantezza, tanto che quando si arriva a leggere della Fine del Mondo, si tira quasi un sospiro di sollievo, ma ovviamente, un sollievo che dura troppo poco.

Il buio, la coscienza, la distruzione sono i temi portanti di questo romanzo. Si alternano e susseguono per 509 pagine che sembrano interminabili, quasi come questa recensione qui!

Era il mio primo approccio alla letteratura orientale, e credo di aver chiuso per sempre con Murakami, ma di voler dare un’altra occasione a qualche altro titolo che mi ispirerà in futuro. Questo romanzo non è proprio il mio genere, tuttavia la scrittura –quasi sempre- scorrevole dovrebbe permettere al lettore di arrivare in fondo alla vicenda, anche solo per scoprire dove diavolo andrà a parare l’autore.