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La dama e l’unicorno – Tracy Chevalier

Vi piacerebbe tornare indietro nel tempo, tipo alla fine del secolo XV? E cosa vorreste essere? Un pittore esperto in miniature e dalla vita licenziosa, un onesto tessitore, la moglie di un uomo facoltoso, una figlia circondata dal lusso, una giovane la cui vita si limita al lavoro e alla cura del giardino?

Quante di voi hanno scelto Genevieve, la moglie del ricco Jean Le Viste? Bene, sappiate che la vostra esistenza non sarebbe tanto felice, visti gli obblighi a cui sareste sottoposte, in quanto mogli ma soprattutto donne; arrivereste al punto di desiderare tutt’altro, per voi e per chi vi circonda; allo stesso modo se foste la giovane figlia, Claude, ingorda di vita, come tutte le belle fanciulle di ogni tempo. Nei panni di un uomo, come il miniaturista Nicolas Des Innocents, ve la passereste sicuramente meglio e sapreste che le donne hanno il sapore di chiodi di garofano e di ostriche, ma non crediate di essere scevri da qualsiasi obbligo.

Insomma, non se ne esce. Nessuno è veramente libero, nella vita come in questa storia della Chevalier, e tutto per un arazzo, commissionato al pittore da Le Viste, marito di Genevieve, la quale però influenzerà il risultato finale, e non sarà la sola.

L’autrice racconta nella postfazione di essere rimasta affascinata dall’arazzo originale e di avere elaborato questa storia ambientata tra Parigi e Bruxelles nel periodo che va dal 1490 al 1492, anche se non andremo molto in giro, perché la lavorazione – descritta alla perfezione, suppongo – richiederà moltissimo impegno da parte dei protagonisti, a testa china su disegni e tessuti, tra regole della gilda, obblighi di corte e devozione religiosa.

Lo stile è elegante e ben si adatta al tempo in cui è ambientata la vicenda, senza concedersi licenze con il lettore. A differenza di “Strane creature” (recensito dal sottoscritto qui), in questo romanzo abbiamo molti più personaggi che raccontano la loro versione dei fatti o, meglio, la parte che prendono all’interno della storia dell’arazzo. Se da un lato questa scelta offre una varietà di punti di vista, dall’altra l’introspezione riservata al singolo è chiaramente limitata, ma questo non è necessariamente un difetto. Anche qui ritroviamo l’interesse per la condizione femminile in tempi lontani, e qualche lacrimuccia – lasciatemelo dire – scappa, in particolare per una delle protagoniste. Penso che prenderò a breve “La ragazza dall’orecchino di perla”.

Buona lettura!

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Recensione di
Antonio Soncina

Odio i best seller, soprattutto se di sfumature rosa, gialle o grigie. Ai classici preferisco storie contemporanee. Posso sopravvivere senza il rinomato "odore della carta" ma non con il Kindle scarico.

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2 commenti
  • La scrittura della Chevalier mi piace molto, riesce a parlare di quei tempi in modo chiaro e scorrevole senza mai essere ridondante…”La ragazza con l’orecchino di perla” l’ho trovato piacevolissimo!
    Ricordo che ai tempi dell’università avevo tenuto una lezione di cineforum confrontando libro e film (anche quest’ultimo merita!)

Recensione di Antonio Soncina

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