La crepa – Claudia Piñeiro

Chi ha apprezzato Le vedove del giovedì, non può che rimanere un po’ deluso leggendo La crepa (Las grietas de Jara, 2009), scritto dalla stessa autrice qualche anno dopo. Più articolata la trama e più complessi sicuramente i personaggi dell’opera precedente (che era piaciuta a Saramago); si confermano però lo stile di scrittura scorrevole e piacevolissimo e la capacità della scrittrice di creare curiosità e suspense. Si conferma peraltro anche una lettura cupa e pessimistica della contemporaneità argentina.

Pablo Simó è un architetto, sposato e con una figlia adolescente, e lavora da vent’anni nello studio di Mario Borla e Marta Horvat senza mai esserne diventato socio. Quando la giovane Leonor si presenta allo studio, riemerge dal passato un tragico evento di tre anni prima, che aveva coinvolto un uomo stravagante e sgradevole chiamato Nelson Jara. Leonor smuove qualcosa nell’animo apatico, insoddisfatto e irresoluto di Pablo e al tempo stesso, senza rendersene conto, gli consente di scoprire una verità fino ad allora ignorata su Jara. Pablo coglie allora l’occasione per cambiare vita, rivelando però una natura ben diversa dalla maschera di professionista rispettabile e di buon padre di famiglia che ha indossato fino a quel momento.

Con un’abilità che si riscontra anche nelle Vedove del giovedì (anche se forse nella Crepa l’espediente è adoperato in maniera più meccanica, meno fluida) il passato viene ricostruito gradualmente attraverso una serie di flashback. Così, di nuovo come nell’altro romanzo, la scrittrice delinea poco a poco il quadro di una realtà corrotta e degenerata, a cui solo l’adolescente Francisca, la figlia di Pablo, si sottrae. Tutti gli altri personaggi, compresa la bella Leonor che pure conserva una certa freschezza, si rivelano gretti, opportunisti, egoisti, appena sfiorati (e a volte neppure) da scrupoli di coscienza.

Per descrivere questo stato di cose, la scrittrice predilige il genere noir, poiché, come ha dichiarato recentemente, «il collegamento tra noir e denuncia sociale è qualcosa di naturale, anche perché in America Latina i fatti di violenza, di corruzione sono comunque mescolati, fortemente legati alle componenti sociali della società». La società argentina degli inizi del terzo millennio si definisce dunque davanti ai nostri occhi moralmente degradata e probabilmente compromessa a tal punto da non lasciare speranza. Come già nelle Vedove del giovedì. E nonostante Francisca.