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La classe – Christina Dalcher

Caso ha voluto che a breve distanza di tempo abbia ricevuto in regalo un buono libro e abbia letto una recensione del romanzo distopico/ucronico La classe (Masterclass, 2020) di Christina Dalcher che mi ha molto incuriosita: perciò, nonostante le perplessità che mi accompagnano sempre quando un libro è definito un bestseller, me lo sono immediatamente procurato. Il mio interesse per la distopia però, come temevo, è stato soddisfatto solo in parte.

Elena ha poco più di quarant’anni, è sposata con Malcolm e ha due figlie, un’adolescente di nome Anne e la piccola Freddie di 9 anni. Lei insegna Scienze mentre il marito ha un incarico prestigioso nel Ministero dell’Istruzione ed è tra gli ideatori del nuovo sistema scolastico americano. Negli Stati Uniti  del romanzo esistono, infatti, le scuole argento frequentate dagli allievi più brillanti, le scuole verdi destinate agli studenti un po’ meno capaci e le scuole gialle in cui vengono inviati gli alunni dai voti più bassi (o per varie ragioni indesiderati). Esami periodici determinano il passaggio da un livello all’altro (verso l’alto o verso il basso), ma in realtà dalle scuole gialle nessuno esce più. L’intero sistema politico e socio-economico si fonda su criteri di questo tipo e distingue nettamente famiglie, etnie, quartieri. Elena e la sua famiglia godono di uno status elevato, ma quando Freddie fallisce la verifica mensile e viene mandata in un collegio giallo, la madre diventa pronta a tutto per portarla in salvo.

Il libro è scritto in una prosa semplice (forse anche troppo), sia dal punto di vista lessicale che sintattico, ed è una lettura gradevole che a tratti crea efficacemente la suspense. L’incipit, in particolare, è piuttosto valido, nonostante qualche cedimento all’enfasi: descrive infatti in modo vivido e drammatico una società in cui tutti sono ridotti a numeri e codici, pin e password. Lungo il romanzo si delinea poi davanti ai nostri occhi una realtà in cui si pretendono prestazioni intellettive di livello sempre più alto insieme anche a una piena prestanza fisica, il che non può che generare ansie, angosce e nevrosi.

A ben leggere, il libro si rivela uno di quei prodotti “furbi” che circondano una buona idea di partenza con personaggi e vicende non particolarmente originali, anzi piuttosto stereotipati, e per giunta caratterizzati da risvolti eccessivamente patetici.

Tuttavia non può non venire un brivido di indignazione e di terrore pensando ad un sistema che esclude sulla base del quoziente intellettivo (il famigerato “punteggio Q” di cui racconta il libro) e dei risultati scolastici e a progetti di eugenetica a cui si collega un razzismo sempre più esplicito che colpisce etnie diverse da quella caucasica e orientamenti sessuali non rigorosamente etero. In questo senso la dedica del romanzo a Carrie Elizabeth Buck e a tutti i bambini «negati a lei e a molti altri», i riferimenti al primo Congresso Internazionale di Eugenetica del 1912 e alle campagne di sterilizzazione forzata portate avanti negli Stati Uniti fino al pieno Novecento, ricordando ai lettori eventi realmente accaduti e troppo spesso ignorati, rendono  il libro certamente meritorio. D’altra parte la società americana rappresentata nel romanzo, portando alle estreme conseguenze il mito della performance, rappresenta ciò che in parte oggi già siamo e ciò che potremmo diventare: si tratta dunque di uno stimolo alla riflessione assolutamente utile, anzi necessario.

Non dobbiamo  dimenticare le vergognose politiche eugenetiche che hanno attraversato il nostro Occidente nel secolo scorso, dagli Stati Uniti alla Germania nazista (che proprio dagli USA trasse ispirazione), passando per la Svezia e per altri Paesi cosiddetti civili. E non dobbiamo sottovalutare nessuna tendenza e nessun fenomeno del nostro tempo che anche solo vagamente riprenda quei progetti. In questo senso anche un libro come La classe, ben lontano dall’essere un capolavoro,  diventa importante per ammonire il grande pubblico che non bisogna mai abbassare la guardia, affinché qualunque politica razzista, omofoba, classista venga sempre strenuamente contrastata e respinta.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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