La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs

Sembra che io non possa far altro che far emergere la mia parte venale, piuttosto che l’apprezzamento letterario in certi casi, e questo è uno di quelli. Ci casco sempre. Più i libri costano, più dovrei saperlo che nemmeno la metà di loro vale il prezzo che espongono. Eppure, faccio parte di quella fetta di popolazione leggivora che si fa abbindolare dalle nuove uscite, portate al successo dal passaparola, con una grafica accattivante. In questo caso, devo proprio dire che ho pagato diciotto euro e cinquanta centesimi per un involucro curato, ammaliante, ma sostanzialmente vuoto.

Jacob è il nipote di uno strampalato quanto misterioso nonno ebreo, Abraham, che scappò al genocidio nazista rifugiandosi in uno strano orfanotrofio su un’isola dell’Inghilterra. Racconta storie assurde al suo nipotino, abbinate a inquietanti e quanto mai speciali fotografie. Jacob gli crede con cieca ammirazione fino a che la realtà gli sbatterà in faccia che le parole del nonno, sono solo favole con cui il giovane Abe si è difeso dall’orrore della guerra. Tuttavia, continua a fare buon viso a cattivo gioco, troppo affezionato a Nonno Abe, per mostrarsi irrispettoso. La vecchiaia, però, arriva prima o poi per tutti, e così i buchi di memoria che attanagliano le menti senili. Negli ultimi periodi della sua vita, il nonno continua a parlare delle favole raccontate al nipote, terrorizzato dall’attacco dei Mostri, che Jacob identificava con i nazisti, sconfitti quindi molto tempo prima. Alla morte del nonno, Jake si troverà spaesato, confuso e pieno di dubbi e incubi. L’unico modo per scoprire la verità sulle oscure parole che Abe gli ha lasciato come eredità, sarà andare sull’isola. Cosa troverà ad attenderlo? Solo ombre o personificazioni dei suoi più oscuri timori?

La storia è davvero intrigante: mischiare la fantasia a una realtà così drammatica che aleggia tutt’oggi come un fantasma sul mondo, promette buone vendite. Se poi si sceglie carta pregiata, grafica a colori e si costellano le pagine di preziose fotografie d’epoca, beh, il successo, si capisce, arriva  di sicuro.

Purtroppo, nonostante sia stata anch’io ingannata dall’aspetto del libro, durante la lettura mi sono trovata a disprezzarlo sempre di più. È pesantissimo, e quindi scomodissimo da tenere in mano, nonostante siano poco più di 350 pagine. Le pagine hanno tantissimo margine, quasi relegassero le parole al centro del foglio di carta, sollecitando una lettura più rapida di quanto non ci si aspetti. La scrittura, poi, non fa assolutamente onore ad una trama che poteva essere geniale. È come se tutto fosse stato filtrato da un tono di pacata osservazione degli avvenimenti, per lo più un tono descrittivo, che non invischia il lettore nelle torbide vicende del protagonista. Per le ultime cento pagine circa, il libro si trasforma in un thriller che, ammetto, è molto più avvincente del resto della storia precedente.

Tuttavia, l’atmosfera da Big Fish, con un pizzico di Down the rabbit hole, o Through the looking glass, ammaliano il lettore, che rimane impigliato nelle immagini del libro. Questi ingredienti sarebbero bastati a farne un best seller, però le immagini sono più potenti delle parole, in questo caso, oltre che di grande suggestione, e credo che senza fotografie questo racconto non varrebbe poi così tanto.

Addendum: allego il link del book trailer in inglese, che è davvero fatto bene, e vi fa capire quanta potenzialità avesse questa storia, purtroppo mal sfruttata. Speriamo che Tim Burton ne faccia un uso migliore, nel suo adattamento cinematografico!