La casa d’inferno – Richard Matheson

Le storie di fantasmi, spiriti, possessioni e magia nera hanno una difficoltà intrinseca.
Lo scrittore deve superare due grandi ostacoli con un colpo solo:
– Ottenere la sospensione dell’incredulità del lettore tout court;
– Essere credibile nel contesto di una casa stregata
Ci si gioca le carte migliori a inizio partita.
Matheson lo fa in maniera impeccabile.
Scopre tutta la mano, subito: mistero, suspance, timore per l’ignoto, paura.
Basta solo la presentazione dei personaggi per instillare una sana e crepitante tensione.
L’autore gestisce bene il potenziale orrorifico della casa d’inferno. Gioca con le suggestioni, con le immagine che sa evocare e plasmare allo scopo di impaurire.

Ne La casa d’inferno un corridoio buio acquisisce automaticamente l’aura di la casa d'infernoimprevedibilità che è tipica nello sguardo del fanciullo.
Partiamo dalla prima, fallimentare e tragica, prova di contatto con il mistero che avvolge la casa appartenuta all’eccentrico Belasco.
Matheson predispone quella ragnatela di tensione che ci rimarrà appiccicata sul viso durante le sedute spiritiche, le apparizioni, le sensazioni opprimenti che scandiscono la cadenza del racconto.
Ad ogni tentativo di indagine, le presenze soprannaturali acquisiscono forza, tangibilità, subdola macchinazione.
C’è di più, l’autore inserisce fin da subito molti elementi che inducono a dubitare della bontà delle manifestazioni. Come un illusionista che ci mostri il trucco per poi sorprenderci con un vero sortilegio. E’ una scatola cinese che non manca di sorprese neanche all’ultima, destabilizzante fase finale, laddove sorge il dubbio principe:
La casa di Belasco è davvero stregata o è un abile artificio di un uomo ossessionato dall’occulto e dalla manipolazione delle menti?
La casa d’inferno assume molteplici forme che vanno dalla casa/spettacolo alla tomba per se e per i propri ospiti.
Non sono certo della mia opinione ma lungi da me tornare di nuovo in quella casa per cercare risposte!