La casa dei sette ponti – Mauro Corona

Ogni estate Feltrinelli propone due libri a 9,90 euro, mettendo in offerta qualche decina di titoli. Uno di quelli scelti quest’anno, però, si è rivelato veramente deludente, nonostante le promesse della quarta di copertina. La casa dei sette ponti (prima edizione 2012, seconda edizione 2018) di Mauro Corona (Baselga di Piné, 1950) è un breve racconto che lascia la spiacevole sensazione del già letto e un’altra molto più sgradevole di cui parlerò in conclusione.

Un imprenditore tessile di successo torna periodicamente nel paesino di San Marcello Pistoiese dove è cresciuto e dove ritrova gli amici di un tempo. Lungo la strada si imbatte ogni volta in una casa diroccata ma evidentemente abitata, visto che i comignoli fumano in tutte le stagioni; tuttavia non riesce mai neppure ad intravvedere chi ci viva. Infine la curiosità ha il sopravvento e l’incontro con i padroni di casa mette in moto per lui un percorso interiore sofferto ma necessario.

Percorrere sette ponti tra valli e montagne per ritrovare se stesso, al di là delle promesse effimere del successo e della ricchezza, è un ottimo spunto, suggestivo e fiabesco, che però viene sviluppato in maniera per nulla originale (e al tempo stesso formalmente compiaciuta). A questo si aggiunge una evidente insofferenza (per non dire disprezzo) per i Cinesi che dominano nel campo del tessile a Prato: una nota veramente antipatica, in particolare in questo nostro tempo, in cui i temi della accoglienza, della convivenza e della integrazione si impongono sempre più urgenti e sempre più spesso sono trattati con una carica di aggressività che non giova a nessuno. Questo libriccino si rivela dunque perfino deleterio!