La caccia alle streghe in Europa – Brian P. Levack

Quando illustro ai miei studenti il quadro storico dell’Età Moderna, una delle vicende su cui ritengo più interessante e utile soffermarmi è la cosiddetta “caccia alle streghe”. I libri di testo dedicano un breve spazio, ma io trovo giusto aprire un modulo di approfondimento, perché credo che si tratti di una questione interessante ed emblematica dei luoghi e dei tempi che la conobbero e per giunta non priva di collegamenti col presente. A partire da quest’anno il mio modulo di approfondimento è ancora più ricco, grazie alla lettura del saggio di Brian P. Levack (New York, 1943) La caccia alle streghe in Europa (The witch-hunt in early modern Europe, 2006 – terza edizione).

Tra il 1450 e il 1750 in Europa ebbero luogo circa 90.000 processi per stregoneria, che nel 50% dei casi si conclusero con una sentenza di condanna a morte. Levack spiega che il fenomeno della caccia è stato estremamente eterogeneo, nel tempo e nello spazio, e dedica paragrafi specifici alle singole epoche e zone geografiche; tuttavia delle linee generalissime si possono ricostruire. Le vittime della persecuzioni e delle esecuzioni furono prevalentemente donne, di età avanzata (per i tempi) e di estrazione sociale modesta. L’area geografica maggiormente interessata dal fenomeno fu quella dell’Europa centrale, in particolar modo i territori di lingua e cultura tedesca. L’epoca in cui più diffuso fu il terrore e più cruente furono le cacce fu quello compreso tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento. Sulle credenze popolari nei malefici e nelle fattucchierie si innestò la demonologia colta, che attribuiva a streghe e stregoni un vero e proprio culto del diavolo e la partecipazione al sabba. Nuove procedure giudiziarie (il processo inquisitorio, il trasferimento della competenza ai tribunali secolari, l’uso della tortura), mutamenti nel contesto religioso, tensioni sociali contribuirono come concause a determinare il fenomeno e a conferirgli le dimensioni tragiche di cui si è detto. Cattolici e protestanti furono entrambi artefici di questo olocausto, anche se nel protestantesimo si possono individuare gli elementi (il concetto di sovranità divina, gli studi dottrinari biblici) che col tempo accrebbero lo scetticismo nei confronti della stregoneria e delle persecuzioni e portarono come esito ultimo alla fine delle cacce.

L’aspetto della vicenda della caccia alle streghe sul quale mi soffermo più a lungo, perché risponde ad un mio personale interesse specifico, è la prevalenza di donne tra le vittime delle persecuzioni. In questo senso agì una diffusissima misoginia, per cui la donna era considerata più sensuale e lussuriosa, e al tempo stesso più fragile, dunque più esposta alle lusinghe (spesso sessuali) del demonio; inoltre il profilo della strega era quello di una “anticonformista”, nel senso che non si conformava al modello positivo del tempo, quello dell’angelo del focolare: si trattava per lo più di donne anziane, nubili o vedove, dedite a mestieri sospetti in quanto cuoche, guaritrici, levatrici. A questo si aggiunge anche che spesso si trattava di donne povere, il che le collocava in una condizione di ulteriore emarginazione. Così queste donne diventarono il capro espiatorio ideale delle inquietudini e delle paure del tempo, come sempre accade con i “diversi”.

Il libro è scritto in una lingua e in uno stile accessibili anche al lettore medio e nel campo della saggistica questo è a mio giudizio un merito particolarmente notevole, perché se si vogliono estendere informazioni e spunti di riflessione ad un pubblico ampio la questione del linguaggio è tutt’altro che secondaria. Nella terza edizione, inoltre, il saggio si è arricchito di un nono capitolo dedicato al nostro tempo e ad aree geografiche diverse (come l’Africa): è possibile quindi approfondire la conoscenza degli attuali neo-paganesimo e satanismo (non senza sorprese, rispetto a quella che è l’opinione comune negativa e denigratoria) e delle cacce alle streghe africane, intrecciate a doppio filo con la storia travagliata di un continente a lungo dominato dai colonizzatori europei (e in cui la stregoneria e la caccia alle streghe possono diventare una rivendicazione di identità culturale rispetto ai dominatori bianchi).

In conclusione, una lettura interessante e stimolante, che cita numerosi altri contributi (sia concordi che discordi con le tesi di Levack), offrendo quindi una trattazione ampia e problematica. Sono anche narrati alcuni episodi di caccia alle streghe, che suscitano la curiosità di conoscerli più a fondo e di conoscerne altri.