L’uomo autografo – zadie smith

Lo avevo immaginato fin dal principio;
L’uomo autografo non sarebbe stato una lettura facile, da singolo boccone per capirci.
Il predecessore, Denti bianchi, ha traghettato il mio animo dalla terra della sfiducia a quella dell’impegno – ma questa é un’altra storia.
Ero preparato ad un viaggio altrettanto lungo ma meno periglioso.
Zadie Smith é riuscita a farmi entrare nello strano mondo di Alex Li Tandem.
Un mondo strambo, fatto di aste, illuminazioni spirituali guidate (dalle droghe) e il malessere di non sentirsi ne carne ne pesce.
La solitia ambiguità identitaria come marchio di fabbrica dell’autrice.
Alex é inglese, ed ebreo, e cinese, e attaccato alla bottiglia e ossessionato da un autografo che, forse, non potrà mai avere, per quanto si impegni.
Sempre lì a sbattere la testa sui problemi, con gli amici che lo amano (nelle varie sfumature tipiche dell’amore) e che lo tampinano perché scenda a patti con il suo io più profondo, le sue radici.
Una scrittura “pindalica” che non concede respiro; é l’uomo ad essere raccontato e  non é concesso scampo.