Jostein Gaarder- La ragazza delle arance

Georg è un ragazzo di 15 anni, appassionato di astronomia, che vive con la madre, il patrigno Jorgen e la sorellina Miriam, in un paesino norvegese. Conduce una vita tranquilla fino al giorno in cui, durante una visita dei nonni, riceve inaspettatamente una lettera dal padre, Jan Olav, morto undici anni prima, e rimasta per lungo tempo custodita nella fodera del suo vecchio passeggino rosso.

Questa lunga lettera racconta la storia della Ragazza delle Arance. E’ una storia fatta di sguardi, di incontri non troppo casuali, di tante domande e poche risposte, frutto di una mente sognatrice e di un cuore ricco di speranza. Una storia magica che Jan Olav deve ad ogni costo tramandare a suo figlio, anche se ormai non ha più tempo. Georg, decide così di condividere con i lettori questo lascito, di farli assistere al momento indimenticabile della lettura, in cui un figlio arriva a conoscere suo padre per la prima ed ultima volta.

Ho letto questo libro di Jostein Gaarder (autore del celeberrimo: Il mondo di Sofia) molto tempo fa, quando ero al liceo, e l’unica cosa che mi era rimasta distintamente impressa, era di averci trovato la frase più bella che avessi mai letto in tutta la vita. Una di quelle riflessioni che ti aprono una nuova prospettiva, ma al tempo stesso sembrano appartenerti da sempre. Così per curiosità e nostalgia, ho pensato di rileggerlo per ritrovare quella frase, e vedere se dopo tutti questi anni ne avrei avuto un’opinione diversa.

Complessivamente lo trovo ancora molto bello, anche se un po’ ridondante in alcuni tratti. Vi consiglio di accompagnare la lettura da Unforgettable, cantata da Natalie Cole in duetto con la voce del famoso padre Nat King Cole. Riguardo quella frase, la più bella che avessi mai letto, c’è ancora, ma ovviamente non vi dico qual’è.