Josè Saramago – L’uomo duplicato

Per parlarvi di Saramago, devo parlarvi di Guccini. L'anno scorso sono andato ad un suo concerto e fin qui non ci sarebbe niente di strano. 

copertinaCi sono andato però, perché avevo paura che morisse. E' brutto da dire, ma ho la costante sensazione che si perdano molti artisti del presente vuoi per snobbismo o per altri motivi, e se ne apprezzi l'operato solo quando essi riposano un bel po' sottoterra. Saramago è morto e non ho potuto scambiare una parola con lui, non ho potuto vederlo muoversi e ciò mi dispiace veramente tanto. Man mano che leggo i suoi libri, ne apprezzo sempre di più il genio e mi rincresce che sia uno scrittore che già appartiene al passato. Fatta questa doverosa premessa, passiamo al libro. Saramago lascia il tema della religione e si butta a capofitto nella vita di Tertuliano Maximo Afonso, un professore di storia che un giorno scopre, tramite la visione di una videocassetta, un attore di un film che ha le sue stesse fattezze. Non vi racconterò oltre sulla trama, ma vi dico solo che l'intero libro è incentrato sul tema dell'identità e dei problemi che gli ruotano attorno. Da sottolineare anche la partecipazione attiva del narratore che ogni tanto si ferma a parlare con il lettore, creando un'atmosfera molto particolare. Azzeccati anche gli accenni ai possibili bivi della storia.
E' incredibile poi, come verso metà libro si venga assaliti dalla voglia di sapere cosa accadrà al protagonista e come si evolveranno le cose, fino ad un finale che raramente ho trovato così particolare in altri libri.
Come al solito, se è il vostro primo Saramago, dovrete abituarvi al suo particolare modo di scrivere. Punteggiatura al limite, discorsi diretti senza nessun segno particolare ed estrema densità. Ciò produce un'immersione totale nel racconto, lasciando poco spazio al mondo che vi circonda.


Come la maggior parte della gente comune, questo Tertuliano Máximo Afonso ha in sè tanto di coraggioso quanto di codardo, non è uno di quegli eroi invincibili del cinema, ma non è neppure un cagone, di quelli che si pisciano sotto quando sentono stridere a mezzanotte la porta della segreta del castello.