Io, te e la vita degli altri – Vincent Maston

Io, te e la vita degli altri (titolo originale: Germain dans le métro) è il romanzo di un esordiente francese.

Nato da un laboratorio di scrittura creativa, come rivela l’autore stesso, si legge bene, leggero, scorrevole, ben costruito. Narra la storia di Germain, un ragazzo che si sente diverso dagli altri a causa della sua balbuzie.

Germain conduce una vita quasi normale, ha un lavoro come cassiere, una famiglia modello alle spalle, la passione per la musica. Ed è innamorato della sua logopedista.

Parallelamente Germain sfoga la sua frustrazione di sentirsi diverso, quando scende nella parte buia di Parigi: la metropolitana. Qui tenta di farsi giustizia da sé, spintonando  i prepotenti o i maleducati, oppure ridicolizzando gli indifferenti. Un giorno incontra una ragazza che fa come lui ed inizia la parte più avvincente del romanzo, quando l’azione individuale diventa azione di gruppo.

coverAttraverso una serie di avventure e di disavventure Germain troverà la strada per scoprire sé stesso, accettare e superare i suoi difetti.

Il libro è scritto bene, ha la giusta dose di normalità e di follia. Ma ho trovato un paio di difetti.

Innanzi tutto troppi particolari sul mondo della musica. Se uno non è esperto come l’autore rischia a tratti di perdersi in descrizioni troppo particolareggiate e in una sfilza di nomi.

E poi questo romanzo, che, ripeto, si legge bene, è diverso da quel che mi aspettavo  da come descritto  nella quarta di copertina (e nella fascetta), dove lo si dipinge una via di mezzo fra “Il favoloso mondo di Amelie” e un musical.

Io non ho trovato nulla della magia dei musical, neppure nella descrizione dei concerti, che, con tutto rispetto, sono un’altra cosa.

E per quanto riguarda “Il favoloso mondo di Amelie” (che io adoro) l’unica analogia che ho scovato è nel personaggio del balbuziente, aiutante del verduriere. L’autore potrebbe aver mutuato questo personaggio, che nel film viene deriso per la sua stupidità dal verduriere. Amelie, paladina degli indifesi, dimostrerà che non è affatto stupido.

Certo, anche Amelie si sentiva diversa dagli altri, ma lei gli altri li aiutava non li spintonava. “Le buone azioni di Amelie”, la dolcezza del walzer di Amelie, qui non li ho sentiti. Li ho cercati perché c’era scritto nella quarta di copertina,  ma non li ho trovati.

Viceversa a tratti ho trovato qualcosa di molto torbido, cosa che non ne fa un cattivo libro, ma un libro diverso da come presentato.