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Io non ho paura – Niccolò Ammaniti

Acqua Traverse è un paese immaginario, come Macondo, come Vigata. Un paesino sperduto del sud Italia. Siamo negli anni settanta, in un’estate cocente, “la più calda del secolo”. Sei bambini sulle loro biciclette che gareggiano fra i campi di grano.

E una penitenza.
Un gioco innocente che si trasforma in qualcos’altro e dalla luce, la luce del sole, la luce dorata delle spighe, si passa al buio, il buio della terra.

E un buco.
La terra, come un utero materno custodisce un segreto, un segreto forte, grande, troppo grande per Michele, Michele Amitrano (il protagonista di questo romanzo, ma che potrebbe essere il bambino che abita in ciascuno di noi).

E questo segreto è proprio un bambino.  Da dove viene? Viene da lontano, dal nord. E cosa ci fa un bambino nel buco? Come ci è finito? Chi lo ha messo lì? Sono stati i grandi? E perché?

In un gioco di specchi e di contrapposizioni (luce-buio, cielo-terra-sotto terra, sud-nord, poveri-ricchi, occhi di bambino e sguardo degli adulti, giuramenti e promesse infrante, paura e coraggio) Niccolò Ammaniti ci porta passo dopo passo a rispondere a queste domande, con una tensione narrativa non indifferente. E le risposte sono forti, uno scossone per Michele, che viene catapultato dall’innocenza al mondo dei grandi. Ma dalle risposte scaturiscono altre domande. Cosa significa diventare grandi? Perdere l’innocenza? Sporcarsi, come il bambino nel buco, sporco di terra?

Io non ho paura è una storia di formazione, un viaggio attraverso i mostri e le tenebre, quelli di Michele, ma anche i nostri, perché è solo attraversando il buio che si può, se non vincere, almeno lasciarsi alle spalle la paura. E diventare grandi.

Forse.

Il tema della paura è un tema ricorrente nella narrativa di Ammaniti, come anche quello delle promesse non mantenute, che troviamo nel precedente Ti prendo e ti porto via. Lì era affrontato dal punto di vista di chi subisce la delusione di una promessa infranta, mentre in Io non ho paura è proprio Michele che si trova di fronte a una scelta, inevitabile, di dover scegliere chi tradire.
Ammaniti è maestro fra i contemporanei nel descrivere le pieghe e le contraddizioni umane.

Da questo libro nel 2003 è stata tratta un’eccellente versione cinematografica, per la regia di Gabriele Salvatores e la suggestiva fotografia di Italo Petriccione.

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Recensione di
Miriam Caputo

Sono una divoratrice di libri, che ama la scrittura. Mi piace raccontare le storie che ho letto, ma anche inventarne di nuove e creare personaggi. Mi rispecchio in questa frase:
"Io voglio essere la trapezista, che fa il triplo salto mortale con il sorriso, la leggerezza, e non fa vedere la fatica dell'allenamento, perché altrimenti rovinerebbe il tuo godimento di lettore. Io voglio essere la trapezista e nulla voglio trasmettere della fatica del mio scrivere"
(Andrea Camilleri).

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