Intervista a Mariapia Veladiano

Ho avuto di recente la fortuna di incontrare una scrittrice nota alla Libreria Immaginaria, ovvero l’autrice di “La vita accanto” e “Il tempo è un dio breve“. Ne ho approfittato per rivolgerle qualche domanda:

1. Signora Veladiano, “La vita accanto” è stato un brillante esordio. E’ stato seguito da un romanzo altrettanto valido, palesemente scritto perché sentito e non per ricalcare il successo del precedente: “Il tempo è un dio breve” è connotato da uno stile più personale ed è maggiormente introspettivo. Cosa può dirci al riguardo?

“La vita accanto” ha avuto una accoglienza per me sorprendente. E’ un libro che parla del dolore di non essere amati, quindi di qualcosa che ciascuno di noi conosce, almeno nella forma della paura, ma il fatto che la protagonista sia una bambina e poi ragazza e donna brutta lo rendeva, come dire, rischioso. La narrativa, come del resto sembra accadere anche per la nostra società in generale, “vede” e racconta solo quel che – secondo un canone strettissimo, dettato dalla nostra illusione – è vistoso, scintillante, di successo, bello nel senso di un apparire conforme al modello. Lo sappiamo quando per qualche motivo ci troviamo fuori dal canone, per motivi di età, o ricchezza (il canone comprende anche gli accessori, oggetti status, e quindi la ricchezza c’entra eccome) o di… peso! Assurdo vero? Eppure “La vita accanto” ha trovato i suoi lettori. Forse perché hanno capito che a essere brutto nel libro è il mondo giudicante, che ci annienta con i suoi giudizi.

“Il tempo è un dio breve” è a sua volta poco di moda per tema. Un interrogare la vita sotto lo sguardo di un Dio presente solo con il suo silenzio. E quindi un interrogare dal lato della nostra comune umanità, credente e no. Ha avuto un’accoglienza meno ecumenica del primo. Ha diviso i lettori. Qualcuno lo ama di più, per la storia che è una storia d’amore, e per un ritrovare i pensieri delle nostre paure, e insieme la possibilità di superarle. Qualcuno si è sentito tradito sotto l’aspetto della militanza, si può dire così? Militanza contro una società che sente e sentiamo malata. “Il tempo è un dio breve” in effetti è un racconto intimo, il mondo intorno è soprattutto natura, mare, montagne, giardini. Non la società.

2. Bisogna arrivare alla fine di “La vita accanto” per comprendere gli eventi e le scelte dei personaggi. Ne “Il tempo è un dio breve”, invece, c’è un sentimento di sacrificio della protagonista – un messaggio cristiano, se vogliamo, vicino alla sua fede e alla sua istruzione (l’autrice è laureata in filosofia e teologia fondamentale, NDR). Una costante tra i due romanzi sembra essere la ricerca di un senso alla vita e alla sofferenza. E’ d’accordo?

I due libri hanno in comune la volontà di vita dei protagonisti. La fiducia in una vita buona, possibile. Il sacrificio è una “tentazione” di Ildegarda, la protagonista de “Il tempo è un dio breve”. Il sacrificio cercato è una tentazione pagana che lei deve superare. L’amore comporta il sacrificio solo come possibilità, certo non come desiderio. E infatti la strada sarà un’altra. Comunque sì, c’è volontà, o almeno speranza di vita in tutti i protagonisti dei due libri.

3. Ricordo di aver letto sulla sua pagina Facebook che fatica a trovare il tempo per scrivere. Non è un tema banale, soprattutto per i tanti (aspiranti) scrittori che lavorano per mantenersi e devono ritagliarsi del tempo per la propria passione. Come ha scritto i suoi romanzi? Possiamo aspettarci un terzo lavoro di questo genere? (Speriamo di sì!)

Ho scritto tutta la vita senza sentire il desiderio di pubblicare. Ho Tanti quaderni, soprattutto di carta in verità, perché spesso per scrivere storie ho bisogno del movimento della mano, del segno tracciato. Ho molto molto da parte: idee, storie lunghe, racconti brevi. Adesso scrivo di sera tardi o di mattina presto, e nelle vacanze. C’è un nuovo romanzo sì, per il 2015. Sarà ancora diverso, completamente per ambientazione e tema. Vedremo.

4. Lei è stata anche insegnante (adesso preside) quindi si è trovata spesso a contatto con alunni e a loro – o meglio, alle tematiche nei libri loro consigliati – era rivolto il recente incontro dal titolo “Si può essere felici nei libri?”. Lei ha pubblicato anche “Messaggi da lontano”, rivolto ai giovanissimi. Pubblicare vuol dire rivolgersi a un particolare tipo di lettori. Cosa crede che manchi o, al contrario, sia troppo presente nell’attuale letteratura per ragazzi in Italia?

La letteratura per bambini e ragazzi in Italia è di grandissima qualità. Ci sono autori e autrici eccellenti e illustratori e illustratrici eccellenti. Il libri per bambini hanno una vita lunghissima rispetto a quelli per adulti, viaggiano nelle scuole e nelle biblioteche per anni. E i bambini sono ottimi critici. Sanno quel che è scritto bene e sanno se un libro funziona oppure no, così come anche noi adulti naturalmente lo sappiamo, o forse lo sapremmo. Perché ci sono i grandi inquinatori, inquinatori degli acquisti di sicuro e forse anche del gusto, chissà. E sono la televisione, la pubblicità, il libro-oggetto che vive di marketing e non di qualità. Questo fa sì che magari per alcuni periodi i libri più venduti, anche tra i bambini, non siano granché ma poi sul lungo periodo si vede come gli autori di qualità rimangano. E i bambini leggono molto, come le loro maestre.

Ringraziamo l’autrice per la disponibilità e attendiamo il suo prossimo romanzo previsto per il 2015.

mariapia_veladiano