In bocca al bruco – Caterina Bonvicini

Da bambini tutto ci sembra possibile, tutto è raggiungibile, tutto è bello, grande, meraviglioso; come il mondo dei libri!

È normale farsi delle domande:

– quanto sarà bella la vita di una scrittore?

– quanto sarà simpatico lo scrittore che sforna con regolarità le avventure del nostro personaggio preferito?

Sandro e Matilde troveranno una risposta a tutte queste domande nella maniera più antipatica; il loro eroe e le sue avventure sono scritte da una persona odiosa. E allora che fare?

Proveranno a scriverla loro una storia, un pochino sopra le righe ma perfettamente in linea con i tempi, per raccontare le boccabrucograndeavventure del loro bruco e restituire un po’ di magia alla letteratura per ragazzi.

C’è da dire che quasi tutti gli adulti di questa storia fanno una figura barbina: distratti, antipatici, ubriachi, odiosi, vanesi, addormentati. È come se l’autrice avesse volontariamente lasciato dei vuoti nel mondo degli adulti per dare spazio di manovra ai bambini e fargli compiere furbescamente le azioni più impensabili.

Ma non sono qui per giudicare la fattibilità della narrazione, la sua aderenza con la realtà, qui voglio esaltare la storia classica che eleva la capacità dei bambini (di chiunque) ad abbracciare un sogno e portarlo al di là del muro delle difficoltà che noi stessi vediamo insuperabile.

I bambini protagonisti e il loro cane – questo si, ficcato a forza, un pochino stereotipato – vivranno tutta la trafila che un libro deve percorrere: la fatica della scrittura, l’esame dell’editore, la proposta di pubblicazione e l’attesa di essere letti nonché il successo che, almeno stavolta, non da alla testa.