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Immagina i corvi – Luigi Sorrenti

Esordisco in modo chiaro e semplice: penso che questo sia uno dei libri più belli letti negli ultimi cinque anni. Caso letterario al primo – meritatissimo – posto degli e-book gratuiti di Amazon, ci ho ritrovato qualche frammento di tanti dei miei libri preferiti: IT, Il buio oltre la siepe – dal quale l’autore dice di aver tratto in parte ispirazione -, Io non ho paura, fino ad arrivare a Dei bambini non si sa niente di Simona Vinci. Nonostante queste suggestioni, ho però avuto sin dall’inizio la sensazione di trovarmi di fronte a una storia del tutto nuova, particolare e originale, impressione che si è fatta via via sempre più forte durante la lettura.

Già le prime dieci pagine ti catturano come un incantesimo, mettendoti di fronte a uno di quei ricordi infantili, strani e oscuri – ma allo stesso tempo proprio per questo incredibilmente affascinanti – che tutti noi possediamo. Qualcosa a metà tra la realtà e il sogno, che a distanza di anni non siamo ancora del tutto certi che sia successo veramente, forse lo abbiamo soltanto immaginato – oppure preferiamo solo pensare che sia così, perché altrimenti ci costringerebbe a scoperchiare un vaso di Pandora pieno di cose che allora erano più grandi di noi. E lo sono ancora, in un certo strano modo.

Corre l’anno 1986 e a Spinòsa – un piccolo paesino uguale a tanti altri perduto tra il mare e le montagne del Sud Italia – la gente si appresta a vivere un’estate che si preannuncia più torrida e arida del solito. Al di là di questo, però, tutto bene: la vita scorre come sempre, coi suoi scossoni e i suoi momenti di quiete, i giorni scivolano l’uno nell’altro come le ombre della sera. A un certo punto, però, cominciano ad accadere cose strane: il piccolo Vito Lorusso, il figlio del fabbro, si ammala misteriosamente e nessuno sa capire perché. Stormi di corvi – silenziosi, neri, affamati – cominciano ad arrivare in città, osservando il dipanarsi delle piccole ipocrisie quotidiane con i loro occhi gialli, che esprimono un muto e silenzioso giudizio. Questo, però, è ancora niente: di lì a poco, una serie di omicidi crudeli, efferati e del tutto inspiegabili stravolgeranno del tutto la calma apparente che grava su Spinòsa come una cappa di afa opprimente. La ricerca di un movente – e della verità – si rivela più intricata e difficile del previsto, poiché le radici di questo male esploso all’improvviso affondano in profondità nella terra arida del piccolo paese, complice assoluto e in parte involontario di un segreto troppo terribile da rivelare. Intrighi, invidie, gelosie, antichi giuramenti, omertà, paura: tutto a Spinòsa si mischia e si offusca, i buoni si confondono con i cattivi, ognuno ha segreti che pesano sul cuore come macigni, il male sembra intrufolarsi dai buchi della immagina_i_corvi_luigi_sorrenti_bigserratura delle case, nelle intercapedini dei muri, in quell’asfissiante normalità, nei jingle pubblicitari che interrompono a ritmo cadenzato le partite dei Mondiali che si ripetono ossessivamente ogni sera. Unico sguardo fuori dal coro, quello della piccola Alice Renzi, bambina silenziosa e riflessiva, che sente addosso quasi come un malessere fisico quando si rende conto dell’inadeguatezza dei “grandi” nei confronti della vita. Del bene e del male. Del capire quali sono le cose giuste da fare. Del coraggio assoluto che serve per accettare la verità, per quanto straziante sia.

Immagina i corvi è un libro che si divora pagina dopo pagina, senza riuscire a fermarsi. L’autore è magistrale nel rendere perfettamente la sensazione di nausea, di frode, di superstizione e di follia collettiva delle quali la cittadina è impregnata. Durante certi passaggi, senti quasi di dover allontanare il libro – il Kindle, nel mio caso – tanto è il fastidio, il disagio – e sì, anche la paura – che questa storia e i suoi personaggi riescono a trasmetterti. Le pagine che descrivono la fiaccolata, con quell’atmosfera da caccia alle streghe che ti sembra da un lato impossibile e dall’altro così tristemente attuale – basta guardare ad alcuni recenti fatti di cronaca – sono meravigliose. Il bisogno innato dell’uomo del dover trovare a tutti i costi un capro espiatorio quando le cose si mettono male – e la comodità di trovarlo più facilmente in chi è diverso, più debole, più strano, più indifeso – colpisce ancora una volta allo stomaco. L’urgenza principale è l’impedire il venire a galla della verità: come in una scatola cinese, di volta in volta, i personaggi che più ci si avvicinano vengono eliminati uno dopo l’altro. Capire chi è il colpevole è assolutamente impossibile, proprio per questo il finale ti sorprende con la violenza di uno sparo. Non senza – va detto – una certa dose di umorismo nero. Che ti fa girare l’ultima pagina con un sorriso amaro, perché ancora una volta è stato ribadito – e quanto è vero, quanto è assolutamente vero – come sia facile, e a suo modo banale, il male.

 

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MaddalenaErre
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6 commenti
  • L’ho finito ieri, letto in un paio di giorni.
    Non posso concordare.
    Mi guardo bene dallo sconsigliarlo -è un bel romanzo e la storia avvince- ma purtroppo questo romanzo NON è il sorprendente gioiello che molti vorrebbero (in assoluta buonafede e convinti di ciò) far credere: avrebbe potuto esserlo se un bravo editor ci avesse messo le mani (ed anche un bravo correttore di bozze, perché l’uso assolutamente naif delle virgole è irritante), sgrezzando la materia prima per ricavarne il diamante che poteva essere.
    Sorrenti è bravissimo nel creare una storia gialla, nera e horror assolutamente avvicente, poi però a prendere il sopravvento sono i suoi difetti di autore forse ancora inesperto: un ritmo di eccessiva lentezza, uno stile assolutamente ingenuo (lui tanto bravo nel tratteggiare i capitoli intimistici, quelli scritti in corsivo, quanto approssimativo e banale nel raccontare la cronaca di quel 1986 di Spinòsa), personaggi stereotipati al limite della macchietta, e due errori veramente da principiante: il ripetuto ammiccare verso il lettore che rompe continuamente la trance da lettura e quel maledetto vizio di anticipare per tutta la storia i colpi di scena (“ancora non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno”… ma ti rendi conto che se me lo dici PRIMA rovini tutto???).
    Davvero, se volete passare qualche ora con un thriller (giallo, quasi horror, diversi i generi che si incontrano qui) che “prende”, come si dice, questo romanzo non è affatto male… ma se siete lettori smaliziati sappiate che alla fine vi resterà l’amaro in bocca della delusione per un romanzo che poteva essere un capolavoro ma viene rovinato dai limiti del suo stesso autore. Peccato.
    C’è del buono in Sorrenti se queste sono le sue storie e gli scenari che sa immaginare, parecchio buono, molto di più di quanto ve ne sia in troppo celebrati autori anche internazionali. Speriamo che continuando a scrivere affini il suo stile e il diamante grezzo che ha dentro diventi finalmente un vero gioiello.

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