Iliade Z – Igor Zanchelli, Michele Borgogni, Luca Pennati, Viola Della Rina, Nicola Furia, Michele Rubini e Pietro Giovani

“Ognuno ha il suo destino da seguire, la sua parte da recitare, il suo personaggio da muovere. Tutti abbiamo un dono e una maledizione. Colpe da espiare e appuntamenti da presenziare. C’è un copione dove è scritta la nostra vita e non puoi sfuggire alla sorte che ti è stata assegnata. Nessuna apocalisse potrà mai cambiarci”

Condensato in questo estratto potrebbe esserci tutto il mio commento sull’opera Iliade Z.

Il mio IO più amaro, cinico e disilluso si attaccherebbe a questa introduzione – affibiandole un carattere premonitore – e strattonerebbe forte la preda per toglierle non solo la vita ma anche la dignità.
Farei un torto a me stesso (in primis) e agli autori (in secundis) se riducessi il tutto ad un vile squartamento simil orda zombie.

Gli autori partono da una sana passione (quella zombie ovviamente che dell’Iliade ne abbiamo abbastanza… scherzo!) e provano ad imbrigliare una storia potente e millenaria con un viticcio troppo debole.

L’espediente – ambientare la storia in Italia, a Troia nella provincia di12064-iliadez-cover Foggia la cui peculiarità è trovarsi a 40 km dalla città di Greci in Provincia di Avellino – l’atmosfera apocalittica, l’uso di un linguaggio ibrido, la modernizzazione dei personaggi archetipici e l’utilizzo sempre sapiente degli adorabili zombini riescono a stuzzicare l’immaginazione ma avere tra le mani un classico così imponente nell’immaginario collettivo, frena continuamente l’attecchire del pathos.

Ho provato a sfilarmi da questo impaccio ma non sono bastati gli zombie a distrarmi.

Gli autori, che si alternano alla scrittura con i diversi personaggi, sono molto centrati, bravi a maneggiare il materiale che li riguarda, abili  nell’infondere un ritmo da “apocalisse z”.

Ogni capitolo sviscera (o eviscera in caso di attacco Z) le motivazioni di un personaggio chiamato in causa dalla guerra. Gli autori tengono ben presenti i canoni da rispettare e cercano di infondere freschezza e attualizzare il contesto ma, a parte l’indubbia genialità di collocare la storia nel nostro stivale, il resto soffre di appoggi instabili su cui puntellare le molte buone idee.

I capitoli su Briseide, Ettore e Achille/Tersite, a mio avviso i più riusciti, sono anche quelli che più pagano l’aver tentato un rischio maggiore in termini di linguaggio, stile e “contrapposizione al mito”; rimangono più impressi proprio per l’audacia.

Sono rimasto estasiato al solo pensare che il mare Egeo, che di fatto costringeva le truppe di Agamennone all’assedio costante, è qui sostituito da un orda di zombie mai troppo invadente ma sempre percepita come pericolosa e infida.

È probabile che io sia troppo legato alle vicende classiche dell’Iliade (lo scontro tra Achille ed Ettore su tutte) e solo infatuato dei morti ciondolanti per apprezzare in toto lo sforzo di far convivere le due atmosfere eppure…

Eppure ricordo “Orgoglio, pregiudizio e zombie” e ancora mi ribolle il sangue per il trattamento riservato alla opera immortale della Austen;
eppure il confronto tra “Orgoglio, pregiudizio e zombie” e “Iliade Z” fa pendere l’ago del favore prepotentemente per quest’ultimo;
eppure si avverte il grande rispetto sia per l’opera di Omero che per gli zombie;

EPPURE (e lo scrivo grande perché è il mio più grande rammarico) ho la spiacevole sensazione che basterebbe un niente per rendere Iliade Z un vero crack nel mercato librario (un po’ come lo fu appunto “Orgoglio, pregiudizio e zombie” ma per ragioni legate al marketing).

Faccio i complimenti a tutti gli autori di “Iliade Z” per lo sforzo e la bravura profuse; Igor Zanchelli, Michele Borgogni, Luca Pennati, Viola Della Rina, Nicola Furia, Michele Rubini e Pietro Giovani rendono speranza al pensiero che forse, provando e perfezionandosi, si può davvero riscrivere un copione già scritto e rendersi artefici del proprio destino.

 

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