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Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

E’ stato solo un anno fa quando lessi questo libro in volo verso la Spagna: tre ore e mezzo appena, senza accorgermi del tempo che passava. Decisi di leggerlo perchè avevo in mente, da diversi anni, l’immagine di un giovane sacerdote, Karol Wojtyla, su un treno diretto a Roma, sul cui sedile poggiava il libro dell’autore che quell’anno aveva vinto il premio Nobel per la letteratura. Il periodo Neorealista, a cavallo tra le due guerre e subito dopo l’ultima, è stato intensamente fecondo di prodotti letterari di altissimo valore. Hemingway aveva affascinato Cesare Pavese ed Elio Vittorini, che lo leggevano tradotto da Fernanda Pivano, alla quale per altro si deve il merito della celebre e più importante traduzione dell’Antologia di Spoon River, quella che la Feltrinelli propone ancora da circa 80 anni.

Il breve romanzo si svolge e si dipana nella eco di parole asciutte, simili agli Ossi di Seppia, secondo intrecci sintattici sorti dal misterioso connubio tra uno stile giornalistico, tanto caro al lavoro dello scrittore, e di un’anima simbolista, tipica delle avanguardie. Non è inutile parlare della forma linguistica scelta per narrare questa incredibile avventura: se l’aggettivazione non fosse stata ridotta a tal punto, se il vocabolario non risultasse tanto quotidiano, se la sintassi non fosse stata tanto semplice, il realismo simbolico della vita di Santiago non avrebbe potuto incidersi tanto, nella mente del lettore, con questo suo incomparabile mistero.

C’è chi ha detto che le gesta del vecchio e magro pescatore cubano, i cui soli occhi “avevano il colore del mare, ed erano allegri e indomiti”, possano essere interpretate come la metafora della vita dell’uomo: la sua miseria, esplicitata dalla vecchiaia del protagonista, si dibatte tra la comprensione del suo altissimo valore, in quanto essere umano, posto al di sopra di tutte le specie viventi della Terra, ed il suo limite inevitabile, quale creatura facente parte dell’universo, come tutte le altre. Un paradosso, quello della specie umana, che non trova soluzione, nemmeno attraverso la ragione umana, che non è in grado di spiegarsi il perchè di un simile scarto, per la cui causa non possiamo dirci “dei”.5

Ma Hemingway, dall’acume del suo bellissimo intelletto, ricava la riflessione sensibile sulla lotta dell’uomo contro i suoi innati limiti: Santiago persevera nella caccia del “pesce”, grande e forte come i misteri racchiusi nel mare, instaurando con lui una fratellanza sanguinosa, una fratellanza basta sulla vita o sulla morte di entrambi; la pazienza con cui il vecchio attende, con cui resiste al grido che il corpo anziano, lancinato da ferite e da fatica gli schianta nel cuore, rimanda alla tenacia da cui l’essere umano, privo di forze apparenti, ma con il cui spirito, con la cui anima, attinge, insieme ad una forza e ad un coraggio ben più grandi.

Le descrizioni della scena muta del mare, al largo, le notti che si susseguono ai giorni, gli uccelli e i pesci che passano salutando il vecchio nella sua solitudine, la vista delle uova e delle testuggini sott’acqua, che gli permettono di accarezzare i giorni lontani, in cui abbracciava sua moglie e ascoltava alla radio le partite degli Yankees, e la vittoria di Joe Di Maggio, appaiono gioielli di infinita bellezza letteraria.

 

Qui, l’altra recensione del sito: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/2010/09/il-vecchio-e-il-mare-ernest-hemingway/

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Recensione di
Vivien

If you wish to travel far and fast, travel light. Take off all of your envies, jealousies, unforgiveness, selfishness and fears.

(From Victoria Hostel kitchen wall, London, 6th April 2014)

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1 commento
  • Hemingway mi affascina sempre, anche se a volte è un po’ complicato. Da quando poi ho avuto occasione di leggerlo in lingua originale, mi si è aperto un mondo: lo consiglio a tutti, almeno di provarci.

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