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Il signore degli inganni. I libri perduti dell’Odissea – Zachary Mason

Periodicamente torno a “pescare” nei cestoni di un megastore vicino casa dove vengono proposti a prezzi stracciati libri invenduti e ritenuti invendibili. Spesso effettivamente i volumi non valgono neppure il costo da svendita; ma anche questa volta credo di aver rintracciato qualcosa che vale la pena salvare. Specialista in sistemi informatici, Zachary Mason (USA, 1974) si è dilettato a immaginare una Odissea diversa da quella tradizionalmente attribuita ad Omero: così, in sordina, è nato Il signore degli inganni (The lost books of the Odyssey, 2007), successivamente diventato un piccolo caso e tradotto anche in italiano.

Ricorrendo ad un espediente già abilmente sfruttato da Miguel de Cervantes, Alessandro Manzoni, Umberto Eco e tanti altri, Mason afferma di aver tradotto quarantaquattro episodi alternativi dell’Odissea, contenuti in un papiro egiziano. Una finzione del tutto credibile, considerando il patrimonio letterario preziosissimo riemerso realmente dalle sabbie del deserto e le tracce di episodi “perduti” dei poemi omerici di cui siamo effettivamente a conoscenza (è noto che alle spalle dell’Iliade e dell’Odissea c’è una tradizione secolare, in gran parte orale, inevitabilmente soggetta a modificazioni e in buona misura naufragata).

Alcuni brevissimi, altri più estesi (ma non si raggiungono mai le dieci pagine), i racconti di Mason rimescolano le carte, attingendo non solo alla mitologia classica ma anche a quella nordica e ad altre tradizioni: Penelope diventa una licantropa inquietante o un’anziana donna che non ha atteso il ritorno del marito e si è risposata con un uomo anonimo e grigio o forse è morta…; Achille è un golem di terracotta o un giovane sconvolto dalla guerra che fugge in Oriente…; e Odisseo (Ulisse), il protagonista, non è sempre così sicuro di sé come solitamente si tramanda.

Non tutte le narrazioni sono dello stesso valore. Alcune sono veramente suggestive e riescono a ricreare l’atmosfera del mito, di quello antico in alcuni casi (L’uccisione di Scilla, Epifania…), di quello moderno di sapore borgesiano in altri (Agamennone e la parola, La morte e il re…); altre sono francamente artificiose (e compiaciute) e in certi casi incomprensibili. Si tratta insomma di un libro ambizioso, ma non del tutto riuscito; che però contiene pagine piacevoli.

A scuola si insegna che rispetto ad Achille, l’eroe dell’Iliade forte, valoroso e iracondo, Odisseo è un eroe più moderno: legato alla famiglia, curioso, amante dell’avventura, furbo, inizialmente imprudente infine saggio grazie all’esperienza. Mason ci regala invece un interessante Odisseo “post-moderno”: figlio di suggestioni letterarie diverse e umanissimo, dolente, smarrito. L’ultimo racconto vuole rappresentare proprio, emblematicamente, la fine del mito eroico antico. Eppure, i quarantatré racconti precedenti dimostrano che il mito è ancora capace di affascinare e di ispirare; non è dunque (ancora?) ridotto esclusivamente a gadget o souvenir da bancarella.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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