Il segreto di Rembrandt – Alex Connor

Quando ti capitano inaspettatamente due giorni liberi dal lavoro, non puoi che approfittarne per una lettura leggera ma piacevole. Da tempo avevo sullo scaffale dei libri da leggere Il segreto di Rembrandt (The Rembrandt Secret, 2011) di Alex Connor, scrittrice e pittrice inglese di cui non non sono riuscita a rintracciare luogo e data di nascita precisi. Questo romanzo è stato il suo primo, a cui sono seguiti altri, tutti thriller ambientati nel mondo dell’arte.

Owen Zeigler è un gallerista londinese di origini ebraiche che viene orrendamente torturato e poi ucciso; un anno prima Stefan van der Helde, anche lui nome di spicco nel campo dell’arte, era stato assassinato in maniera diversa ma ugualmente atroce. A queste morti, che nessuno inizialmente pensa a collegare, seguiranno altre due. Marshall Zeigler, il figlio di Owen, che da anni vive in Olanda e ha seguito una strada professionale del tutto diversa da quella paterna, resta a tal punto scosso dall’omicidio del padre e dalle vicende che scopre essere collegate ad esso, da decidere di investigare per proprio conto, a costo di correre gravissimi pericoli. Così riemerge dal passato remoto un segreto scottante del pittore Rembrandt, che potrebbe far crollare il mercato dell’arte mondiale. Non meno scabrosi si rivelano i segreti del presente.

La scrittrice parte da una vicenda nota e documentata: quella di Geertje Dircx, che fu domestica e amante di Rembrandt e che lo trascinò in tribunale accusandolo di essere venuto meno ad una promessa di matrimonio nei suoi riguardi; infine Rembrandt riuscì a sbarazzarsi di lei facendola rinchiudere in un carcere-manicomio a Gouda. Intorno a questo nucleo storico, la Connor costruisce un thriller di invenzione piuttosto ben congegnato che riesce a mantenere il ritmo e la suspense fino alla conclusione.

Le quattrocento e più pagine si divorano: la scrittura è semplice e la trama avvincente. Non un capolavoro immortale della letteratura, certamente; ma un romanzo che, nonostante un paio di evidentissime contraddizioni sfuggite all’autrice, intrattiene piacevolmente per qualche pomeriggio e ci ricorda alcune opere immortali di un gigante della pittura come Rembrandt.

E la conclusione (dopo un numero forse troppo alto di colpi di scena) soddisfa pienamente una femminista post-litteram quale amo definirmi e sono.