Il Salmone del Dubbio – Douglas Adams

Sebbene tenda generalmente a non vedere di buon occhio le raccolte di scritti di un autore deceduto (perché il pericolo di speculazione è sempre in agguato), quando ho saputo dell’esistenza de Il Salmone del Dubbio non ho indugiato neanche per un minuto. La ricerca non è stata del tutto facile, a dire il vero: trattandosi di un volume piuttosto raro della (mitica) serie Urania, ci ho messo un bel po’ per trovarlo. Se ne è valsa la pena? Oh sì, nella maniera più assoluta. Vale ognuno dei quasi 40 Euro che mi è costato, e l’avrei pagato molto di più, se fosse stato necessario. Perché questo libro è Adams, né più né meno.

Si tratta di una raccolta di lettere, appunti, articoli, email, persino alcuni capitoli di un libro incompiuto che Douglas stava scrivendo poco prima di morire. Ritagli di vita, considerazioni personali, curiosità, interviste, saggi, interventi a conferenze, e molti altri aspetti della sua persona si fondono in questo volume grazie al fantastico lavoro dei curatori, e anche degli amici e della moglie che hanno collaborato. Da profondo estimatore di Adams quale sono, vi posso assicurare che leggere questo libro fa dannatamente male. Pagina dopo pagina ci si rende sempre più conto di quanto il mondo abbia perso dopo la sua morte e ogni parola contribuisce a delineare i contorni di una persona che non potrà più regalarci nuove emozioni.

Leggere del suo rapporto con la tecnologia, ad esempio, è interessantissimo, perché molte delle idee e delle aspettative che aveva 20 anni fa, adesso esistono davvero, e allora viene naturale immaginare come avrebbe reagito di fronte ai nuovi smartphone, o ai netbook, o ancora a tutti gli enormi passi avanti che sono stati compiuti in questo ambito negli ultimi 10 anni. Poi ci sono articoli come quello citato qui sotto, in cui tratta gli argomenti più disparati con inconfondibile stile e intelligenza, che ti fanno rimpiangere di non avergli potuto neanche stringere la mano. O piccoli capolavori, come la prima lettera che Adams ha scritto all’età di dodici anni.
La cosa più dolorosa rimane comunque leggere i pochi capitoli del nuovo romanzo che DNA stava scrivendo (Il Salmone del Dubbio, appunto) ritrovati sparsi tra i suoi Hard Disk. Ed è inutile ripetersi, dopo ogni pagina, che quello sotto i nostri occhi è un lavoro incompiuto, perché si finisce inesorabilmente per entrare nelle sue alchimie, affezionandosi – come succede sempre – ai personaggi e allo stile dell’autore, per poi rimanere letteralmente fulminati dalla brusca fine di tutto. Il che, purtroppo, è anche tristemente metaforico.

Un libro che va letto per capire ancora più a fondo il vuoto che si è andato a creare da quell’11 maggio 2001.

42.

La gente spesso mi chiede da dove traggo ispirazione e capita che me lo chieda fino a ottantasette volte al giorno. E’ un rischio che gli scrittori sanno di correre e, quando vi si trovano davanti, dovranno cercare di respirare a fondo, regolarizzare la frequenza cardiaca, riempire la mente di placide, idilliache immagini di uccellini che cantano su prati primaverili punteggiati di ranuncoli, e sforzarsi di rispondere: “Sa, è molto interessante la sua domanda…” prima di accasciarsi e piangere senza ritegno.
Il fatto è che né io né gli altri scrittori sappiamo da dove ci vengano le idee e dove cercarle. O meglio, forse è il caso di puntualizzare. Se uno sta scrivendo un libro sulle abitudini sessuali dei maiali, probabilmente troverà più di uno spunto ciondolando per un’aia con un impermeabile di plastica addosso, ma se il suo settore è la narrativa, potrà solo bere una quantità industriale di caffè e comprarsi una scrivania che non si sfasci quando vi sbatterà la testa contro.
Esagero, naturalmente. Esagerare è il mio mestiere. Vi sono alcune idee di cui ricordo l’esatta origine, o almeno così credo: non escludo di stare inventandomelo, perché inventare è – ancora una volta – il mio mestiere. Spesso, quando devo scrivere qualcosa di impegnativo, ascolto più volte la stessa musica. Non la ascolto mentre compio il vero e proprio atto di scrivere, perché per quello ho bisogno di una certa quiete, ma mentre mi verso l’ennesima tazza di caffè o mi preparo un toast o mi pulisco gli occhiali o cerco in giro un toner di riserva per la stampante o cambio le corde della chitarra o tolgo le tazze di caffè e le briciole del toast sulla scrivania o vado in bagno a farmi una riflessiva seduta di mezz’ora; in altre parole, la ascolto per la maggior parte della giornata. Conseguenza: molte mie idee derivano dalla musica. O meglio, almeno una o due. A voler essere proprio precisi, c’è un’unica idea che mi è venuta da una canzone, ma ho mantenuto l’abitudine di sentire musica giusto in caso funzionasse di nuovo e, anche se questo non succederà, non importa.
Ora dunque sapete come funziona l’ispirazione. Semplice, vero?

Da “The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy” (il ciclo completo)
DC Comics, maggio 1997