Il Ristorante dell’Amore Ritrovato

Ho iniziato questo libro per due motivi (quelli sbagliati, come capirete poi): uno, perché mia madre mi ha detto che parlava di cibo giapponese e del Giappone in generale; e due, perché da quanto avevo capito assomigliava in qualche modo al film The Ramen Girl, che mi piace tanto.

Beh, non vale né l’uno né l’altro motivo: parla di cibo giapponese, ma molto di più di cibo in generale (e comunque la maggior parte dei piatti menzionati non li conosco) e non parla del Giappone in generale, ma di un piccolo paesino tra le montagne che fa solo da sfondo alla storia. Inoltre, l’unica cosa che ha in comune con il film è la nazione “ospitante” e l’inizio, una tragica rottura d’amore.

A causa di questa, Ringo (che vuol dire mela, o adulterio, o altro) torna nel suo paesino natale: non ha altro che la sua borsa di paglia, pochi spiccioli e la base per un’antica pietanza lasciata dall’amata nonna. Ringo però sa cucinare, e seppure le toccherà chiedere l’aiuto della madre che tanto detesta e da cui è scappata a 15 anni, vuole aprire un ristorante tutto suo.

Il ristorante più piccolo del mondo (solo una coppia per sera!) e che utilizza solo e soltanto i prodotti che Ringo ha intorno a sè: erbe, frutta, ghiande…tra gli ingredienti non mancheranno, però, i sentimenti che lei aveva lasciato sepolti in quel paese cadente: il conflitto con la madre, l’amicizia di un uomo chiamato Orso, l’amore per i fornelli, i ricordi dolorosi.

In questo breve romanzo c’é anche spazio per la sorpresa, perciò non fate come me: partite senza pregiudizi, e godetevelo.

Enjoy!

(anzi: Itadakimasu!)

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