Il ragno nero – Jeremias Gotthelf

Ambientazione rurale e tradizione campagnola rendono il racconto vicino, se non per usi, per spirito al vissuto comune di tanti. In occasione di un battesimo, seguendo tutto l’indaffarato trambusto e la percepibile ansia che aleggia nella casa, tocchiamo con mano il carattere pratico e superstizioso dei contadinotti di…

Il carattere allegro della festa stride a volte con le regole imposte dalla tradizione che i convitati richiamano spesso l’un l’altro. E’ più che una forma visto che quasi in tutti i partecipanti il confine tra tradizione e ingordigia è fragile vincolo. Solo i più anziani tengono alla forma dandogli un peso notevole.
Dopo la festa, con l’animo ebro di gioia e vino, la lingua del vegliardo si scioglie e ad una domanda che sembra banale si incomincia il racconto del ragno nero.il ragno nero

Qui il lungo preambolo che l’autore fa prima di raccontare la leggendaria figura serve a calarci nell’ambientazione bistrattata dei contadini.
Apprendiamo qual è la chiave di lettura seconda la quale i paesani stessi vedono ciò che li circonda: la narrazione si intreccia con la storia del villaggio di Sumiswald e del suo castello.
Sotto il dominio degli ingrati cavalieri che vessano con lavori troppo duri i contadini, si manifesta per quest’ultimi una scorciatoia, un trucco per liberarsi dal giogo del potere.
I contadini stringono un patto scellerato con il demonio per poi, arrivati al contraccambio, negare la promessa al demonio.

Sulla comunità si scatena il flagello del ragno nero. Il ragno è il simbolo del male che il peccato può causare. Il diavolo, rappresentato in tutta la sua forza e in tutta la sua astuzia, è proprio Satana in agguato dell’uomo.

Ma è in modo particolare nella descrizione delle stragi che si vede la bravura di Gotthelf.
Sono pagine terrificanti, che ci fanno pensare agli orrori di epidemie, di guerre, di catastrofi naturali di tempi passati ma anche del giorno d’oggi.
Si rimane con l’incubo che tutto possa ripetersi anche per noi. Rimane addosso un senso di colpa atavico cui si rimane impigliati come nella tela di un ragno malefico.

Tornare al mondo reale – al brezza che scompiglia i capelli di sotto all’albero dove si sono radunati i commensali insieme al vecchio narratore – non è facile. Temere che un ragno nero possa sfiorarci con quelle sue zampe micidiali è certezza.

D’altronde il male ci lusinga e ci sfiora costantemente.