Il professore e il pazzo – Simon Winchester

Ero sul punto di uscire dalla libreria a mani vuote, la testa satura di parole come succede con  i profumi quando ne provi troppi. Sennonché, inginocchiata tra le file di libri all’altezza del pavimento, ho intravisto la foto di un anziano signore dalla lunga barba a due punte, seduto a cavalcioni di un mostro di sabbia altrettanto barbuto. Come resistergli? Il professore e il pazzo, diceva il titolo. Credevo di sapere chi fosse il pazzo, ma sbagliavo.

Il simpatico scozzese in copertina è nientemeno che Sir James Murray, direttore editoriale del monumentale Oxford English Dictionary (OED). Il pazzo del titolo, invece, è il più prezioso collaboratore di Murray: il medico dell’esercito americano W. C. Minor, all’epoca dei fatti paziente n. 742 del manicomio criminale di Broadmoor.

La storia del loro incontro ha inizio con un omicidio commesso dal “monomaniaco” Minor. La sua vittima era un fuochista del birrificio Red Lion (cui il libro è dedicato), che quella notte avrebbe disgraziatamente lasciato moglie e figli. Il caso procede con la logica di uno scritto accademico: presentati questi due uomini dall’intelletto straordinario e le vite imprevedibili, Winchester fa un breve excursus sui primi fantasiosi esperimenti lessicografici che avrebbero portato all’ambizioso progetto per il primo dizionario completo della lingua. Molte delle citazioni che hanno reso l’OED una pietra miliare nella storia della lessicografia inglese sono contributi volontari inviati da un misterioso W. C. Minor, Broadmoor, Crowthorne, Berkshire. Ma chi era questo rigoroso e infaticabile collezionista di lemmi a cui il progetto del dizionario deve tanto?

Murray stesso lo avrebbe scoperto solo in un secondo momento. A questo proposito, però, le ricerche condotte dall’autore (con una carriera nel giornalismo d’inchiesta) raccontano una storia diversa da quella riportata nella romanzata cronaca americana dell’epoca, a lungo ritenuta veritiera. Ad ogni modo, il comune amore per le parole, insieme ad altre insospettabili affinità, avrebbe attraversato le spesse mura del manicomio, forgiando un’amicizia che sarebbe durata fino alla morte di Murray e lasciando ai posteri uno strumento insostituibile per la conoscenza della lingua inglese.

Difficile non condividere l’entusiasmo del giornalista per la sua storia. Quello che mi ha irritata come solo le mosche sanno fare, invece, sono i ripensamenti da romanziere che spesso interrompono il suo resoconto lucido e appassionato, soffocando diverse descrizioni in facili clichés e vendendo la coerenza della narrazione al prezzo di un sensazionalismo davvero superfluo. Domata l’irritazione, sono arrivata all’ultima pagina in un batter di ciglia e so che, in ogni caso, non consulterò mai più il mio caro OED con gli occhi di prima.