Il mondo sommerso – James Graham Ballard

All’inizio di quest’estate, dopo mesi all’insegna delle battaglie per l’ambiente della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg e proprio nei giorni dell’afa più soffocante, caso ha voluto che la scelta del mio primo libro delle vacanze sia caduta su Il mondo sommerso (The drowned world, 1962) di James Graham Ballard (Shangai, 1930 – Shepperton, 2009). Non solo una curiosa coincidenza, ma in qualche modo anche una rivelazione.

Violente e prolungate tempeste solari hanno prodotto nei decenni dei drastici cambiamenti climatici: l’aumento vertiginoso delle temperature ha reso invivibile gran parte del globo terrestre, fatta eccezione per le aree polari; la maggior parte delle terre è ormai sommersa dalle acque e piante e animali giganteschi e mutanti stanno prendendo il sopravvento su un’umanità decimata. In questo contesto, che diventa di giorno in giorno sempre più inospitale per l’uomo, gli scienziati Robert Kerans e Alan Bodkin conducono studi biologici e medici sotto la direzione del colonnello Riggs. Intanto il regresso a condizioni climatiche primordiali provoca anche strani sogni e turbamenti sempre più profondi.

Il romanzo ha nella prima parte un ritmo molto lento, che appesantisce la lettura ma al tempo stesso segue alla perfezione il contenuto, la vita inevitabilmente rallentata di uomini e donne oppressi da un caldo insopportabile fin dalle prime ore del mattino e fino alla sera, che sfruttano le ultime riserve di cibo e aria condizionata, circondati da lagune putride e conservando a fatica i tratti positivi dell’umanità.

Nella seconda parte il ritmo narrativo accelera, in concomitanza con l’entrata in scena di nuovi personaggi (in particolare dell’avventuriero Strangman) che contribuiscono a far precipitare gli eventi. Risulta allora chiaro che l’umanità del XX secolo davvero non esiste più: tra chi precipita in una sorta di regressione psichica e chi lascia libero sfogo ad una aggressività selvaggia, il genere umano sembra avviato ad una fine tragica e ineluttabile.

Le descrizioni, estremamente dettagliate, delle città sommerse dalle acque e della vita dei sopravvissuti sono efficacissime: sembra di vedere i relitti della civiltà circondati dalle paludi; sembra di sentire il calore rovente e soffocante del sole; si viene coinvolti nel tormento dei superstiti e forse perfino anche dalla fascinazione sinistra che l’ambiente primordiale esercita su alcuni di essi.

Come Il signore delle mosche di Golding, Il mondo sommerso ci ricorda quanto fragili siano le conquiste della ragione e della civiltà e quanto facilmente l’uomo ripiombi in terrori e brutalità ancestrali (il tema torna anche nel Condominio dello stesso Ballard). Ma nel 1962 Ballard sembra aver addirittura precorso gli eventi del nostro prossimo futuro. È innegabile che intorno a noi le condizioni ambientali stanno davvero cambiando: il clima mediterraneo (da sempre il più favorevole agli insediamenti umani e non a caso culla di antichissime civiltà) si sta tropicalizzando, nelle fasce calde il deserto avanza e le migrazioni climatiche sono già realtà. E se nel romanzo la catastrofe del genere umano ha inizio a causa di eventi cosmici, nella nostra realtà contemporanea tanta parte della responsabilità appartiene a noi stessi, che non stiamo dedicando alla natura e ai cambiamenti climatici l’attenzione necessaria e non stiamo adottando le politiche più corrette per salvaguardare l’avvenire nostro e di tutte le generazioni che verranno.