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Il mondo nuovo – Aldous Huxley

Prima di Orwell e del suo 1984, prima di Bradbury e del suo Fahrenheit 451, prima di Saramago e della sua Caverna, l’incubo distopico ha trovato una rappresentazione efficace nel Mondo nuovo (Brave new world, 1932) dello scrittore inglese Aldous Huxley (Godalming, 1894 – Los Angeles, 1963).

In un futuro in cui gli anni si contano a partire dalla venuta di Ford, l’umanità vive senza conoscere il bisogno e avendo facile accesso ad ogni piacere; inoltre non esistono conflitti e fino alla morte si conserva un fisico fresco e giovane. Il prezzo da pagare in cambio di tutto questo è però altissimo: nel mondo nuovo tutto è programmato e sono banditi i sentimenti profondi. I bambini nascono esclusivamente in provetta e già gli embrioni e i feti vengono sottoposti a trattamenti che li rendano adatti e appagati rispetto al posto nella società e al mestiere a cui sono destinati; alle classi inferiori, inoltre, è negata anche l’individualità, giacché la programmazione genetica produce decine di cloni per volta. Crescendo, i bambini e i ragazzi vengono ulteriormente condizionati attraverso diverse tecniche (come quella della ipnopedia) affinché diventino affamati consumatori di beni materiali e non temano la morte. Se per qualche motivo qualcuno sfugge, anche solo in parte, alla programmazione, è destinato a rimanere emarginato: questa è la condizione dei giovani Bernard e Hemholtz. Quando poi il primo dei due porta con sé a Londra un giovane “selvaggio” incontrato in una riserva fuori del mondo nuovo, lo scontro tra due modi di vivere e di pensare radicalmente differenti sarà inevitabile e dirompente.il-mondo-nuovo-ritorno-al-mondo-nuovo-libro-79433

Pagina dopo pagina il mondo nuovo si svela al lettore come un incubo in cui il condizionamento travestito da benessere nega all’uomo ogni libertà e in cui la felicità è in realtà solo illusoria, giacché richiede la somministrazione di droghe alienanti (il “soma”) e di emozioni e passioni indotte e sempre strettamente controllate. A tutto questo il “selvaggio” contrapporrà un mondo interiore autentico, problematico, appassionato, che però non troverà ascolto.

Il romanzo non è privo di punti deboli, come scriveva lo stesso Huxley nella Prefazione all’edizione del 1946: il più vistoso è certamente l’estremismo del giovane selvaggio che risulta di fatto speculare a quello del mondo nuovo. D’altro canto l’opera si rivela per molti versi profetica quando descrive la società della massificazione e dei consumi sfrenati, l’ottundimento delle coscienze, la ricerca del benessere nelle droghe.

Il quadro offerto dal Mondo nuovo è decisamente pessimista, cupo, disperato. Dagli inizi del XX secolo agli inizi del XXI, da Huxley a Saramago, la nuova società del capitale e del consumo, le dittature reali e quelle camuffate da democrazie, le democrazie massificate e massificanti hanno suggerito agli animi sensibili e acuti prospettive apocalittiche sul futuro che attende l’umanità.

Tuttavia quel futuro non è (ancora?) diventato presente. E finché i libri continuano a circolare, finché qualcuno riesce a sottrarsi alla logica consumistica, finché le coscienze non sono tutte stordite e omologate, c’è speranza che questo corso triste possa essere invertito. Bisogna resistere!

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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