Il magico potere del riordino – Marie Kondo

Sono una persona ordinata. Fino a due anni fa avrei aggiunto “molto” ma con un bambino/tornado in casa non è semplice mantenere tutto al proprio posto; diciamo che regna un caos creativo!

La premessa potrebbe esaurirsi qui ma vorrei essere ancora più esplicito.

Tra il 1991 e il 2003 la Rai trasmetteva un programma che seguivo con alterna passione: “Scommettiamo che?”

Mi direte “che c’entra?”…eh, ora ci arrivo…

In una puntata che ha segnato per sempre la mia vita, un signore piuttosto anonimo asseriva di poter ordinare una scrivania e/o un armadio e saper guidare a distanza una persona per ritrovare un qualsiasi materiali ivi riposto. Attenti, non era una faccenda legata solamente ad una memoria fotografica eccezionale ma una gestione ragionata degli spazi.

Inutile dire come questo assunto sia diventato il mio stile di vita.

E poi arrivò Marie Kondo.

Un bel giorno di maggio, su un banchetto improvvisato in stazione, una tipa mi regalò “Il magico potereil magico potere del riordino marie kondo1 del riordino”. Fu un dono di una sconosciuta, nel contesto di un’iniziativa (troppo presto esauritasi) di un sincero scambio culturale.

Ma veniamo al dunque: il libro della Kondo e tutta la risonanza mediatica che sembra avere.

Durante la lettura del libro mi sono accorto che un po’ tutti ne parlavano: radio, tv, youtuber…oddio, sto per partire con un’altra premessa, meglio rientrare in carreggiata.

Da persona ordinata, clinicamente votata alla lotta al caos, il metodo/pensiero di Marie Kondo mi ha: deluso, divertito, spaventato, incuriosito, parzialmente convinto…rigorosamente in questo ordine!

Deluso: mi aspettavo dei consigli mirati per mettere in ordine in maniera totale e definitiva. Volevo una bacchetta magica che mi aiutasse nella lotta contro le forze del male un valido aiuto a mantenere ordine e funzionalità nella casa e – perchè no – nella vita quotidiana. Pretendevo un vademecum puntuale e dettagliato, senza fronzoli, mirato alla eradicazione del “fuori posto”.  Non ho trovato niente di ciò, almeno non nell’accezione che gli attribuivo.

Divertito: continuando caparbiamente la lettura ho potuto sintonizzarmi sulla metodologia Konmari (contrazione e fusione del nome dell’autrice) e imparare a capire il messaggio e le finalità della pratica proposta che, persino ad un integralista come me, risulta non del tutto campata in aria…culturalmente differente, questo si.

Spaventato: l’idea di parlare con gli oggetti, accarezzarli, ascoltare il loro rimando emozionale può far sorridere… fino a quando non vi trovate alle 23:45 a carezzare un paio di calzini di spugna, visibilmente logori, chiedendogli fin quasi alle lacrime di lasciarvi andare, che non sono loro ma noi ad essere cambiati, che lo facciamo per il loro bene e che un giorno rivedremo la nostra storia sotto una luce diversa…ma solo da separati.

Incuriosito: le logiche che Marie Kondo ha sviluppato, la vera e propria filosofia del riordino che ha costruito, sono una bellissima storia oltre che un manuale operativo. Il metodo Konmari è molto più profondo e catartico di quanto si possa pensare e stabilisce delle linee di confine ben marcate. Ho provato a seguirlo, più per diletto che per necessità (nelle piccole abitazioni giapponesi la necessità la fa da padrona) ma oltre a sperimentare i metodi di piegatura degli indumenti – per poterli mettere in verticale e non impilare “brutalmente” – non sono andato.

La parte relativa ai libri poi l’ho mal digerita: ho deciso da tempo di voler morire travolto dai miei libri; un finale di alto contenuto culturale e indiscutibilmente travolgente.

Ma alla fine, tra un “bah” e un “mah”, tra dubbi sulla effettiva applicabilità (ad oggi non ho mai completato il processo di Konmarizzazione della casa causa virus denominato Bimbo) e l’approvazione “urbis et orbis” da parte dei mass media, devo ammettere che è stato affascinante farsi trasportare in questo mondo magico in cui una signorina giapponese bassina e timida si presenta alla nostra porta di casa per riordinare; i suoi strumenti sono solo sacchi neri (quelli da cadavere!) e tanti ringraziamenti agli oggetti che ci hanno servito ma che – ahiloro! – hanno esaurito il loro utilizzo e sono di zavorra a noi proprietari.

 

 

…i calzini di spugna sono ancora con me